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“La gente non mangia cultura”: finalmente qualcuno che dice chiaro come stanno le cose in Italia!

Ipse dixit – l’attuale ministro italiano per l’economia e per le finanze:

(cliccate sul titolo qui sopra per leggere l’articolo originario tratto da www.blitzquotidiano.it)

Semplice questione di mancanza di fondi e di dissesto economico del paese? Macché, anzi: sia dato finalmente credito ad un esponente della classe dominante italiana di aver portato almeno per una volta alla luce del sole la strategia di lobotomizzazione di massa alla quale il popolo italiano è sottoposto da decenni.

Anche questa volta, l’ennesima, ogni commento è decisamente superfluo.

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La qualità della vita in un paese è (anche) direttamente proporzionale alla quantità di libri diffusi letti – ovvero: più si legge meglio si vive!

Sono stato ancora una volta in Scandinavia, quest’estate – in Finlandia quest’anno, come potrete a breve constatare e leggere con la pubblicazione delle classiche “Impressioni di viaggio“…
In fondo il nome stesso di questo blog lo testimonia: apprezzo profondamente i paese nordeuropei, li ritengo una delle espressioni più avanzate dell’evoluzione socio-politica umana, presentando una qualità della vita forse ineguagliabile da qualsiasi altra parte pur evoluta del mondo contemporaneo. Ottimi servizi d’ogni genere (sanità, strade, trasporti pubblici, scuole…), efficaci politiche di rispetto ambientale avanzate, notevole ordine sociale, bassissimi livelli di criminalità, e quant’altro che già sia noto di lassù…
Tutto ciò di buono e ancor di più, insomma, e poi giri per le città e ti ritrovi librerie sterminate e piene di gente come questa, la Akateeminen-Kirjakauppa a Helsinki, ad esempio (e vi assicuro che è molto più grande dal vivo che per come appare in foto!) – ma di simili se ne trovano ovunque, lassù, nelle grandi città come nelle piccole:

Ora, sono fazioso se penso che ciò che di socialmente buono si può ritrovare in Scandinavia, sia anche dovuto a quanto sia diffusa la lettura, ovvero la cultura, cioè il pensiero attivo, in quei paesi?
Oppure – ribalto la domanda focalizzandola su un contesto nostrano: c’è una correlazione tra la palese decadenza (assolutamente generale, non soltanto culturale) della società italiana, e la situazione che certe statistiche (questa, ad esempio) dimostrano spesso su come l’Italia sia uno dei paesi dove si legga di meno in assoluto?
Oh, lo so, la domanda è retorica. Ditemi pure ciò che volete, ma io di questa cosa sono pienamente convinto. In Scandinavia, butti un occhio dentro le case e vedi quasi sempre degli scaffali colmi di libri; poi guardi fuori, e vedi ordine, pulizia, educazione diffusa, rispetto sociale… In Italia, guardi dentro le case e vedi quasi sempre una TV accesa; guardi fuori, e vedi, disordine, sporcizia, auto in doppia fila o parcheggiate sulle (già rare) piste ciclabili, egoismo diffuso…
No, non è un caso, secondo me.

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“SCEGLIETE I LIBRI, NON GLI SCONTI”: una riflessione/invito di Ginevra Bompiani (nottetempo edizioni)

Pubblico volentieri questo comunicato a firma Ginevra Bompiani, della nottetempo edizioni di Roma, non solo perché disquisisce su una tematica fondamentale per la sopravvivenza dell’editoria di qualità in Italia, ma anche – e soprattutto per quanto appena rilevato – perché rappresenta un accorato invito alla difesa della Cultura, quella con la “C” maiuscola, quella che non regala sconti alla virtuosa circolazione delle idee e che è sempre più basilare per una società contemporanea che non voglia cominciare a camminare all’indietro, e senza nemmeno vedere dove potrebbe finire in tal modo (anche se dove e come potrebbe finire è facile intuirlo), decadendo sempre più in una involuzione indegna di un vivere civile… Non a caso i libri, e la libera lettura, sono state sempre una delle prime cose che i regimi totalitari hanno controllato e represso…

Un’altra cattiva legge è passata. Con silenziosa arroganza, la legge sul prezzo del libro, deprecata dai suoi stessi difensori (secondo l’idea nata chissà dove che ‘una cattiva legge è meglio di nessuna legge’), è passata il 14 luglio in commissione alla Camera.

Questa legge finge di arginare, ma in realtà ufficializza, la trasformazione del libro in merce d’occasione e delle librerie in spazi di promozioni commerciali.

Qualsiasi prodotto del mercato viene messo in saldo due volte l’anno, per permettere a negozi e produttori di liberarsi di merce deperibile. Il libro è stato sganciato dal mercato per poter essere svenduto undici mesi l’anno, e questo dal giorno in cui esce per tutta la sua breve esistenza. Vuol dire che il libro è considerato merce altamente deperibile, marcescibile, mai adeguata al suo valore,

A detta degli autorevoli rappresentanti della cultura italiana che l’hanno elaborata, questa legge è il miglior compromesso che si poteva strappare al maggior gruppo editoriale italiano, Mondadori, e dunque al suo proprietario, presidente del consiglio. Ancora una volta i suoi interessi dettano legge.

Editori e librai indipendenti di tutta Italia hanno alzato la loro voce per denunciare una legge che minaccia la loro sopravvivenza e sono rimasti inascoltati.

Ora che è troppo tardi, possiamo sperare solo nei lettori: carissimi lettori, dovete sapere che la pioggia di sconti che ha investito il libro come una tempesta, privilegia i libri più commerciali dei gruppi editoriali nelle librerie di catene, per proteggerli dalla grande distribuzione nei supermercati. Dovete sapere che questi sconti, né gli editori né i librai indipendenti se li possono permettere. E che la legge fa sì che entrando in libreria siate spinti a comprare il libro più scontato e non il più interessante: quello che vogliono loro, non quello che volete voi.

Perciò, cari lettori, quando entrate in una libreria, cercate i libri e non gli sconti, girate intorno alle pile delle promozioni e scoprite dietro di esse quei libri che espongono il loro modesto prezzo pieno alla vostra intelligenza prima che alle vostre tasche.

Ginevra Bompiani

Nottetempo, via Zanardelli 34, 00186 Roma, tel/fax 06.68308320
www.edizioninottetempo.it

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Dal 16/04 al 18/07/2010, “Il furore delle immagini. Fotografia italiana dall’archivio di Italo Zannier nella collezione della Fondazione di Venezia”: alla Fondazione Bevilacqua La Masa una grande retrospettiva sulla storia della fotografia

La mostra fotografica Il furore delle immagini. Fotografia italiana dall’archivio di Italo Zannier nella collezione della Fondazione di Venezia promossa dalla Fondazione di Venezia presenta una selezione di 260 immagini, molte delle quali inedite, che rendono questo appuntamento un evento di importanza nazionale. Libri e preziosi album fotografici, scelti dalla collezione libraria, consentono una più approfondita lettura storica delle opere.
Il racconto delle tappe fondamentali dell’evoluzione tecnica ed estetica dell’”invenzione maravigliosa”, dagli esordi fino alle tendenze contemporanee, viene presentato attraverso la collezione di Italo Zannier, uno dei più importanti studiosi della fotografia in Italia.
Una mostra diversa, una scatola di meraviglie dove perdersi e dove dialogano immagini, testi e documenti. Un viaggio imperdibile che documenta la nostra storia e la nostra cultura.
Schede didattiche sulla storia della fotografia, approfondimenti tematici sulle tecniche fotografiche e un video documentario sulla collezione e i protagonisti della fotografia in Italia accompagnano i visitatori.
Presso la sede della Fondazione di Venezia sarà inoltre possibile vedere esposta un’ulteriore piccola selezione di opere presenti nella collezione.

In occasione di quest’evento, dedicati a ragazzi e studenti:
– un concorso fotografico
– un workshop dedicato
– visite guidate

La mostra sul web: http://www.fondazionedivenezia.org/ilfuroredelleimmagini/

Informazioni generali:
Sede:
Fondazione Bevilacqua La Masa
San Marco 71/C, Venezia
Date: 16 aprile 2010 – 18 luglio 2010
Orari:
dal lunedì alla domenica 10.00 – 18.00 (chiuso il martedì)
Biglietti:
Intero: 5 euro; Ridotto: 3 euro (studenti a partire dai 14 anni); Gratuito: bambini e ragazzi 0/14 anni, dueinsegnanti accompagnatori per classe. Visite guidate su prenotazione per le scuole 70 euro (massimo 25 partecipanti).
Per informazioni e prenotazioni:
Civita Tre Venezie
tel. 041 2201215 (lunedì, mercoledì, venerdì dalle 10.00 alle 12.00)
segreteria@civitatrevenezie.it

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L’Italia condanna Google per un video violento, ovvero: quando il web, per alcuni, continua ad essere un anacronismo…

Benvenuti nel Paleolitico superiore
Un tribunale italiano ha condannato tre dirigenti di Google per violazione della privacy, per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da autismo insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino.
Questi i fatti. Ora, sia chiaro, CHIARISSIMO: non si vuole qui mettere in discussione la terribile demenza del gesto ripreso nel video e la condanna inflitta (1 anno e servizi sociali) ai colpevoli, pena in tali casi che appare sempre troppo lieve e senza la certezza che possa efficacemente agire sul cervello di quelli… Ma condannare Google per non aver impedito di mettere pubblicamente on line un video su una propria piattaforma – video ovviamente subito rimosso, dopo la sua scoperta – è esattamente come condannare tutti i titolari di armerie ed esercizi affini perché qualcuno, un giorno, ha utilizzato un fucile acquistato presso di essi per ammazzare qualcuno. Il principio è assolutamente lo stesso, ovvero un atteggiamento, ancora una volta in Italia, assolutamente neanderthaliano nel trattate le nuove tecnologie e, in particolare, il web – questa volta, purtroppo, da un elemento istituzionale (la giustizia) che, a differenza di quasi tutti gli altri, può in tanti casi ancora meritare una lodevole considerazione… Insomma, quelli che comandano, in Italia, con il web si comportano proprio come degli uomini di Neanderthal che si trovassero in mano una spada laser! Inebetiti, osservano ciò che non comprendono e per tale propria lacuna lo considerano potenzialmente pericoloso – come l’ignoranza, cioè il non capire qualcosa (e il non cercare di farlo), finisce inevitabilmente per comportare – quando viceversa il pericolo è proprio dall’altra parte… Ormai in Italia vi è una società degradata al punto da palesare innumerevoli e vari esempi di imbecillità, come i miserrimi ragazzini del video incriminato hanno ben dimostrato (Grazie TV!!!) e, non sapendo come risolvere tale situazione, istupidita tanto da scaricare la colpa su altri, ritenuti colpevoli solo per non avere il coraggio di incolpare sé stessa
Sarà più chiaro, ora – un esempio a tema ma tra i tanti possibili – perché in Italia si ha ancora a che fare con linee internet di livello tale che nemmeno più nei paesi sottosviluppati (o cosiddetti tali) ci si ritrova a utilizzare… In fatto di progresso, e di conseguente evoluzione civile e sociale, l’Italia non si smentisce mai…

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Nelle scuole italiane non ci sarà più la geografia, ovvero: se sarà un’intera nazione a “perdere la bussola”…

A quanto sembra, con la riforma della scuola superiore in discussione in questi giorni presso gli organi governativi italiani, la geografia scompare del tutto – ne scrive accoratamente Ilvo Diamanti nella rubrica “Bussole” del sito web de La Repubblica
Bene, ormai il piano strategico si sta compiendo: non solo l’italiano medio (l’italiota, come avrebbe detto Gianni Brera) sarà smarrito intellettualmente, ma ora lo potrà essere anche fisicamente!
Non solo quello italiano sarà un popolo senza più memoria, cioè non più capace di vedere e comprendere ciò che osserva intorno a sé ovvero senza più pensiero libero, dunque senza buona coscienza civica, quindi senza capacità di relazione sociale virtuosa: ora, finalmente, non saprà più nemmeno cosa sia ciò che lo circonda, non avrà più punti di riferimento fisici da cui ricavare direzioni mentali, intellettuali appunto… Un popolo smarrito, come già detto: il punto più basso che una civiltà che voglia dirsi tale può raggiungere – ma se ancora di “civiltà” si può parlare…

Un giudizio troppo catastrofista? Sì, lo ammetto, può darsi… In fondo (come anche nota Diamanti) oggi c’è il GPS per non perdersi!…

A Thule da sempre conosciamo l’importanza fondamentale della conoscenza del territorio per l’uomo che lo vive e col quale interagisce per la propria esistenza. Senza di ciò, esso diventa esattamente come una chincaglieria in mezzo ad una mostra di grandi opere d’arte: una cosa assolutamente fuori luogo, senza senso, che non centra un bel nulla… E per dimostrare questo pensiero – ancor più a un popolo, quello italiano, appunto ormai privo di memoria – si riproduce qui sotto quanto già in un post del 29 Agosto 2006 (!) si argomentava sul merito…:

Una ennesima castroneria giornalistica in ambito geografico, compiuta da giornalisti dunque laureati dunque, ufficialmente, dotati di cultura “di livello superiore” (ovvero quelli del rinomato TG5, che durante un servizio su un raduno di manifestanti della Lega Nord hanno reiteratamente presentato il Passo di San Marco, celebre e storico valico tra la Val Brembana – provincia di Bergamo – e la Valtellina – provincia di Sondrio – dunque interamente in territorio lombardo, ove si è svolto tale raduno, come “un passo tra la Lombardia e il Veneto”! Si noti che il territorio del Veneto, dal Passo di San Marco, dista almeno 150 Km.!) mi ha dato modo di riflettere su una profonda e grave mancanza che riscontro sovente nella cultura media della cosiddetta “opinione pubblica”: la conoscenza del territorio su cui si vive, su piccola e su grande scala. Qualche tempo addietro, durante la seconda guerra in Iraq, in un talk show americano (credo il David Letterman Show) l’arguto conduttore aveva ironizzato sull’ignoranza degli americani in ambito geografico: in un sondaggio su vasta scala si dimostrava che, di fonte ad un planisfero, moltissimi non sapevano indicare dove fosse l’Iraq; peggio, molti non sapevano indicare dove si trovasse la Gran Bretagna, principale alleato americano nella guerra; ma, peggio del peggio, alcuni (e non pochi) non sapevano nemmeno indicare quali fossero gli USA! In Italia, vi sono “fior” di laureati che non sanno dire quale sia il monte italiano più alto, o in quale regione nasca il Po, o con quali altre nazioni confini lo stato italiano… C’è da riderci sopra, ma subito dopo c’è da preoccuparsi di ciò, dacché solo all’apparenza questo è un problema di scarso rilievo; non è tanto una dimostrazione di ignoranza, di scarsa istruzione, ma semmai, più antropologicamente, di mancanza di un vero legame tra l’uomo e la terra su cui vive, e che dunque sfrutta, di cui si giova e che adatta per i propri fini. Come può, colui che possiede una tale mancanza, maturare con reale consapevolezza una coscienza ambientale? Come può comprendere l’entità dei problemi di natura ecologica che affliggono le Alpi o gli Appennini, se nemmeno li conosce, sa dove siano, sa come siano fatti? Quanti che vivono in una certa località, possono dire di conoscerla geograficamente e geomorfologicamente in maniera sufficiente? Come può passare ed essere compreso – un esempio concreto tra tanti possibili – l’allarme dei climatologi sul fatto che l’inquinamento e l’effetto serra stanno sciogliendo i ghiacciai delle Alpi, se tanti non sanno nemmeno se e dove e quanti ghiacciai ci sono, sulle Alpi?… E’ come parlare di calcio ad uno cui il calcio non interessa: qualsiasi cosa gli si dirà, non riceverà alcuna considerazione! Peccato però che se spariscono i ghiacciai, e se non si farà nulla per evitarlo – per quanto possibile, tutti noi – “informati” e non – non avremo più acqua da bere!… Eppure l’uomo, che per sua natura vive su un territorio in modo da poterlo grandemente dominare, e quindi diventare l’elemento principale del suo ecosistema locale, inevitabilmente se non imparerà a conoscerlo causerà ad esso dei gran danni, e credo sia inutile denotare come il territorio italiano sia ben ricco di esempi in merito… Ma anche senza giungere a questi gravi estremi, e restando al livello “base” della conoscenza del territorio che si vive, la mancanza di essa ineluttabilmente determina dei mezzi-abitanti di un luogo: come se un meccanico d’auto conoscesse e sapesse intervenire solo su mezzo motore… E’ una questione culturale, derivante da radice antropologica, appunto, ma che si espande a divenire anche sociologica: il popolo svizzero, ad esempio, da secoli possiede una notevole consapevolezza circa il proprio territorio, e non a caso la Svizzera rappresenta uno dei migliori esempi al mondo di equilibrio ambientale tra Natura e antropismo, donando benefici effetti a tutta la società e all’immagine dello stato stesso. Di contro, la mancanza di conoscenza del territorio non può che essere buon sostegno per il generale menefreghismo sociale e civico: il conferire con persone che mi sanno citare vita morte e miracoli di innumerevoli calciatori, ma non mi sanno dire dove scorre il Po – il principale fiume italiano – e dove sfocia, mi dona una gran tristezza, e mi fa capire perché la società italiana si presenti spesso così distorta e alterata… Ripeto, è una questione molto meno superficiale di quanto sembri, e un “metro” di una cultura che sarà sempre più importante per il futuro del nostro mondo.

QUI il link all’articolo originario…

Ogni altro commento, indubbiamente superfluo, non può che lasciare spazio alla tristezza…

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