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Piero Forlani, “I prigionieri del Centro Commerciale”

La raccolta di racconti è spesso ritenuta una “forma letteraria” di serie B, che non possa ambire alla stessa dignità di un romanzo… Dichiaro subito che non concordo proprio con tale opinione, per come in tanti casi il racconto – e con ciò intendo lo scritto di poche pagine – possieda doti di incisività che un romanzo pur breve mai potrebbe ottenere, e di conseguenza per come la raccolta di racconti possa sommare e compendiare, per così dire, una serie di suggestioni letterarie più intense, oltre che più variegate, rispetto allo scritto “unico e lungo”…
In realtà, sia chiaro, non è questione di forma o dignità ma di gusto e piacere di lettura – che possono essere donati sia dal racconto di tre righe che dal romanzo di mille pagine, quando siano di valore; d’altro canto è vero che le raccolte di racconti sono meno numerose dei romanzi, sugli scaffali delle librerie, e a rimpinguare il primo gruppo ci pensa Piero Forlani con il proprio I prigionieri del Centro Commerciale, edito da Sensoinverso di Ravenna nella collana “AcquaFragile”, serrata raccolta di racconti la cui lunghezza mai oltre la decina di pagine (a parte un caso) ed anzi spesso di solo un paio, le conferisce un ritmo di lettura piuttosto intenso e, direi, adatto a un pubblico giovane – al quale peraltro mira la collana dell’editore, e che l’autore conosce bene essendo un insegnante di professione…
Il titolo viene dato al libro da uno dei racconti più significativi, tuttavia non stona certo nell’analisi più completa della raccolta: i racconti, infatti, seppur parecchio vari nella forma (come già detto), nelle tematiche e in parte nelle atmosfere generate, in effetti mirano verso una visione di fondo abbastanza determinata, che proprio nel racconto omonimo, appunto, diviene forse più evidente che negli altri. Si narra, in questo, di come in un gigantesco centro commerciale – tanto simile a quelli che spuntano come funghi un po’ ovunque, ormai, a sud delle Alpi… – alcuni avventori riescano a entrare ma non più a uscire, e facciano dunque di quel piccolo/grande mondo fittizio la loro nuova casa… Bene: e cos’è, oggi, un centro commerciale, se non sotto molti punti di vista il più diffuso luogo comune urbanistico, e dunque di rimando sociale, della nostra più che consumistica era? Noterete che, sempre più, questi grandi centri, ipermercati, outlet o come altro si possano definire, prendono sempre più la forma di vere e proprie piccole città, dotate di una peculiare struttura urbanistica, di parcheggi, vie, piazze, luoghi di ritrovo e altri servizi tipicamente cittadini, il tutto mirato ad un unico, preciso e inevitabile fine commerciale. Stanno in buona sostanza sostituendo non solo i negozi di una volta, ma anche le stesse città, cittadine, paesi e borghi in cui quei negozi esistevano (verbo al passato, per come tanti siano scomparsi, appunto…), diventando il nuovo e unico orizzonte per quel paesaggio sociale in cui ci possiamo/dobbiamo muovere… Un luogo comune urbanistico, come detto: e infatti – per tornare al tema della visione di fondo che I prigionieri del Centro Commerciale offre – anche gli altri racconti della raccolta ci mostrano in fondo personaggi catturati, volenti o nolenti, da molti dei luoghi comuni quotidiani contemporanei – tanto sovente illogici e idioti quanto mendaci e bollanti, lo sappiamo bene – e a volte impegnati in tentativi di fuga non sempre a buon fine. Il tutto con uno stile ironico, comico in certi tratti e sarcastico in altri, a volte pure mesto (Vita da Cani – ma è noto anche che la risata, quando non è stolta e fine a sé stessa, si porta dentro sempre una certa dose di amarezza…) e frequentemente surreale: anzi, a parer mio sono proprio i racconti più surreali (Il lamento del fazzoletto, Il piano, Millennium Bug…) quelli meglio riusciti, in un libro forse dall’apparenza letteraria fin troppo leggera per la sostanza che invero possiede, e che probabilmente ha l’unico e più evidente “difetto” (virgoletto, necessariamente) nel presentare il racconto meno suggestivo all’inizio… Ma, lo ribadisco, alla fine anche qui è una questione di gusto – chissà quanti troveranno invece quel primo racconto il migliore del lotto – e in ogni caso la dignità della categoria “raccolta di racconti” Piero Forlani l’ha ben difesa, da par suo; chissà – anche per par condicio letteraria! – se Forlani vorrà in futuro perorare la causa anche della categoria “rivale”!
Leggetelo, I prigionieri del Centro Commerciale; peraltro i libri di Sensoinverso sono graficamente anche molto scenografici, dunque credo non faticherete ad adocchiarli sugli scaffali delle librerie – quelle reali o quelle virtuali del web…

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Il Bando di Concorso del 3° Premio Nazionale Racconti e Poesie d’Inverno, organizzato da Events Eleven

Clicca sull’immagine per scaricare il bando di Concorso del 3° Premio Nazionale Racconti e Poesie d’Inverno, organizzato da Events Eleven, con il patrocinio del Comune di Monterenzio.
Scadenza: 31 marzo 2010!

Per ogni altra informazione: info.eventseleven@gmail.com

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Giraldi Editore, Bologna: giovedì 05/11 presentazione di “Pezzi”, un libro di Monica Malaguti

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GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE 2009, ORE 21.00
Presso la Galleria d’Arte 18

Monica Malaguti
presenta il suo libro:
PEZZI

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Marco si alzò e le strinse la mano.
«Vorrei rivederti».
Un guizzo d’interesse carico di razionalità le attraversò gli occhi: «Quando vuoi».
[…]
Era una risposta di difficile collocazione. Marthe non gli aveva dato modo di rintracciarla. Esiste un ulteriore principio. Afferma che l’entropia, cioè il disordine di un sistema, non può diminuire. Quando un sistema raggiunge una configurazione di massima entropia, non subisce più trasformazioni. Ha raggiunto l’equilibrio. L’incontro con Marthe incrinò il suo concetto di disordine, poiché Marthe avrebbe posto ordine nella sua vita
”.

Letture: Monica Malaguti e Fabio Michelini.
Improvvisazioni musicali: Enzo Balestrazzi, sassofoni – Dado Neri, basso.

Seguirà un aperitivo con l’autrice.

Infos:
Giraldi Editore
Via San Felice 18, 40122 Bologna
www.giraldieditore.it
amministrazione@giraldieditore.it
Tel. 051.5874828

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Stefano Benni, “Il Bar sotto il mare”

Bar sotto il Mare

Da tanto tempo non leggevo qualcosa di Stefano Benni, e ora che l’ho fatto mi chiedo il perchè, in fondo, di questo “ritardo”… Certo, la domanda è idiota in sé, ho conosciuto, letto e studiato molti altri autori e opere, tutta con questo Il Bar sotto il mare ho potuto apprezzare nuovamente tutte le qualità di uno scrittore tra i più originali in Italia, uno che se ne sta piuttosto volentieri al di fuori dallo splendore delle più ordinarie “luci della ribalta” pur meritandone assolutamente lo sfavillio ben più di una caterva di altri che invece sotto di quelle ci stanno più che possono, a ben vedere senza averne tutto questo diritto…
Il Bar sotto il mare è una raccolta di racconti inserita in una cornice molto singolare – un bar sotto il livello dell’acqua nel quali gli ospiti e gli avventori, a turno, raccontano ognuno un racconto; raccolta molto varia nella forma, negli argomenti e per certi versi anche nello stile, nel quale tuttavia si possono ritrovare tutte le peculiarità tipiche della scrittura di Benni: la grande fantasia, il quid surreale, l’ironia, i riferimenti colti celati dietro storie bizzarre, e lo sguardo arguto e critico tanto quanto piuttosto disincantato sulla società contemporanea, della quale racconti e personaggi tratteggiano bene, spesso assai vividamente, alcune delle più consuete effigi.
Stefano Benni scrive benissimo: la lettura ne risulta sempre piacevole, stimolante, e divertente, in certi racconti quasi spassosa, da risata irrefrenabile; ma, appunto, in altre parti, l’ironia con cui tornisce i suoi racconti offre anche spunti di riflessione, finanche a trasformarsi in sarcasmo amaro, come inevitabilmente suscitano alcune di quelle effigi contemporanee che caratterizzano, e a volte storcono, il tempo presente. Se può non piacere, Benni, è proprio per quelle che altrimenti vanno indicate come le sue migliori peculiarità – le narrazioni surreali e “strane” (come molti certamente definirebbero i libri di Benni) non sempre sono gradite, oggi, in questo mondo dove tutto è mediaticamente “realtà” e la fantasia viene scacciata e/o schiacciata come fastidiosa, molesta intrusa – forse perchè fantasia vivace è sintomo di pensiero altrettanto vivace e, dunque libero…
Racconto preferito: beh, scelta ardua e inevitabilmente fallace, dico “Il pornosabato del cinema Splendor” perchè è veramente gustoso; nota di merito, inoltre, per la copertina di Giovanni Mulazzani, che ritrae i personaggi che nel bar racconteranno le proprie storie…
In conclusione, Stefano Benni potrebbe essere anche più grande, in quanto a fama e importanza letteraria nel panorama italiano, di quanto già non sia: ma forse è una sua precisa scelta, questa, di indipendenza e autonomia. Di sicuro, lo ribadisco, è uno dei più originali scrittori italiani e in ciò, dal mio punto di vista, dei migliori, e la lettura di un libro come Il Bar sotto il mare non può che far bene alla mente e allo spirito – anche di chi non la capisce…

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