
Un accenno colto di sfuggita su di una emittente radio italiana la cui onda è giunta fino alle latitudini iperboree, che trattava delle infiltrazioni mafiose nella festa della Candelora di Catania, ha rimembrato a Cronache da Thule una delle evidenze più tremende e (volutamente) ignorate che la “società” italiana, soprattutto in certe sue parti, presenta: il rapporto esistente tra la chiesa e le organizzazioni mafiose.
Vi sono alcune coraggiose uscite editoriali che hanno cercato di scalfire il muro di omertà e ne hanno parlato (ne cito un paio: La mafia devota. Chiesa, religione, Cosa Nostra di Alessandra Dino, Laterza, 2008, e Le sagrestie di Cosa nostra. Inchiesta su preti e mafiosi di Vincenzo Ceruso, Newton Compton, 2007) ma la questione a livello “popolare” continua a rimanere assolutamente fosca e trascurata, per ovvi motivi – ma sul web di articoli in merito se ne trovano innumerevoli…
Di sicuro vi sono stati e vi sono sacerdoti che ben si possono definire “antimafia”, ma – soprattutto ai livelli gerarchici superiori – quanto clero invece convive tranquillamente con la mafia e le organizzazioni criminali affini ricavandone reciproco tornaconto?
E, dunque, quando si comincerà a indagare veramente a fondo questa torbida realtà italiana?



