Archivi del mese: gennaio 2009

Il Bando di Concorso per la XV edizione del CSAV – Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, Visiting Professor: Walid Raad (The Atlas Group)

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La FAR – Fondazione Antonio Ratti

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Bando di concorso per la XV edizione del CSAV – Corso Superiore di Arti Visive
Visiting professor: Walid Raad (The Atlas Group)
Titolo del Corso: Siamo capaci di far piovere ma nessuno ce l’ha mai chiesto

Apertura del bando: 26 gennaio 2009 – chiusura del bando: 10 marzo 2009
Date del Corso: 1 – 22 luglio 2009
Luogo: Como, Spazio San Francesco

Dal 26 gennaio 2009 sono aperte le iscrizioni al bando di concorso per partecipare al prossimo Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, che si terrà a Como durante il mese di luglio 2009 con Walid Raad (nato nel 1967 a Chbanieh, Libano), artista e docente che vive tra Beirut e New York.
Il corso, diretto dal 1995 da Annie Ratti, è a cura di Anna Daneri e Cesare Pietroiusti, con il coordinamento di Karen Tomatis.
Il CSAV è un progetto sperimentale che fa del confronto e dello scambio orizzontale tra artisti di generazioni e nazionalità diverse, il nucleo di un’esperienza artistica e didattica unica nel suo genere. È aperto a venti giovani artisti di tutte le nazionalità selezionati da una commissione scientifica. Il periodo didattico è articolato in ventidue giorni, durante i quali vengono organizzate conferenze di artisti, critici ed esponenti di discipline diverse, seminari teorici dei curatori interni e dei relatori ospiti e un’attività quotidiana in forma di workshop a fianco del Visiting Professor. Parte integrante del corso sono la progettazione della pubblicazione che lo documenta e un progetto espositivo che scaturisce dall’esperienza del workshop.

Il corso di Walid Raad affronterà opere, scritti e concetti relativi a episodi di estrema violenza fisica, psicologica e non solo. In particolare si approfondiranno le premesse filosofiche, storiche, politiche, economiche e formali alla base dei progetti artistici di Walid Raad come The Atlas Group e Scratching on Things I Could Disavow: A History of Modern and Contemporary Art in the Arab World; inoltre si prenderanno in esame i concetti di Jalal Toufic, come la “scomparsa della tradizione in seguito a un’immane tragedia”. Spazio verrà dato a interventi di artisti, proiezioni di film, video e letture, e i partecipanti saranno chiamati a discutere delle loro ricerche e progetti artistici in sessioni di gruppo e in dialoghi a due.

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Miracolous Beginnings, film 8 mm, 1975

Walid Raad insegna arti visive presso The Cooper Union di New York ed è membro della Arab Image Foundation (www.fai.org.lb). È autore di installazioni, performance, opere video, fotografie e testi letterari, e tra i suoi ultimi lavori vi è The Atlas Group, un progetto sviluppato nell’arco di un quindicennio (1989-2004) sulla storia contemporanea del Libano, e in particolare sulle guerre del 1975 e 1991. Le sue opere sono state esposte a Documenta 11 (Kassel, Germania), alla Biennale di Venezia (Italia), all’Hamburger Bahnhof (Berlino, Germania), al Museum of Modern Art (New York, USA), al Homeworks (Beirut, Libano) e presso altri numerosi musei e spazi espositivi in Europa, Medio Oriente e Nord America. The Truth Will Be Known When The Last Witness Is Dead, My Neck Is Thinner Than A Hair, Scratching on Things I Could Disavow, e Let’s Be Honest, The Weather helped sono i titoli di alcune sue pubblicazioni.

Il corso è aperto a maggiorenni senza obblighi di certificati di studio. È necessaria la conoscenza della lingua inglese. La frequenza al corso è gratuita, mentre i costi di permanenza a Como e dei materiali per la produzione delle opere sono a carico dei partecipanti. Il modulo di domanda di partecipazione è reperibile sul sito www.fondazioneratti.org e dovrà essere compilato e inviato online. Il candidato riceverà al proprio indirizzo e-mail copia della domanda che andrà stampata, firmata e spedita via posta alla Fondazione Antonio Ratti, Lungo Lario Trento 9, 22100 Como entro il 10 marzo 2009 (fa fede il timbro postale), allegando documentazione di sue opere già eseguite (preferibilmente in versione cartacea, o su CD e DVD in caso di materiali video). I selezionati saranno contattati via e-mail, entro il 10 aprile 2009. Il materiale inviato sarà restituito solo su richiesta a chi includa una busta affrancata e indirizzata.

Informazioni
XV CSAV – Corso Superiore di Arti Visive
Fondazione Antonio Ratti
Lungo Lario Trento 9, 22100 Como, I
tel. + 39 031-233111.213 / fax 233249
mail: infocsav@fondazioneratti.org – web: www.fondazioneratti.org

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Tom Robbins, “Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi”

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Mi verrebbe quasi di cominciare questo resoconto di lettura (e di chiuderlo, sostanzialmente) di Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi (Baldini Castoldi Dalai editore) in un modo tipo “Ok, Tom Robbins, l’autore, è un pazzo!”; ma probabilmente sarei troppo tranciante, e suggestionante, visto l’accezione comune che al termine “pazzo” oggi viene conferita… Forse sarebbe se lo definissi un eccentrico? Uno strambo? Beh, sia quel che sia, capirete già che, in ogni caso, non trovo proprio di doverlo definire uno scrittore troppo “normale” – anche perchè da sempre e ai giorni nostri ancor più, se c’è un ambito in cui è praticamente impossibile trovare un qualcosa di definibile come genio o, per essere meno sublimi, almeno creatività, quello è proprio la “normalità”…
E, ribadisco, un’opera come Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi non è certo frutto di una mente conformata e conformista (altri sinonimi di “normale”…): dovevo intuirlo subito, visto che al suo cospetto ci sono arrivato, in buona sostanza, grazie alla raccomandazione letteraria di Douglas Adams… Romanzo prossimo ad essere “romanzone” (487 pagine in corpo 10, nell’edizione tascabile BCDe in mio possesso…), racconta le bizzarre vicende di tal Switters, agente CIA mooolto sui generis, forgiato dai modus operandi in uso nell’agenzia eppure in rotta con essa piuttosto drasticamente, che per colpa di un pappagallo mezzo spennato si ritrova vittima di un sortilegio formulatogli da uno sciamano amazzonico con la testa a forma di piramide – per il quale non può più poggiare i piedi in terra pena la morte immediata – e che si ritrova per strana sorte nel bel mezzo del deserto siriano ospite di un convento di stranissime suore, tanto pie quanto sconsacrate e (alcune) non poco ninfomani, ma protettrici del documento originale col testo della segretissima terza profezia mariana di Fatima; il tutto, restando in balìa di una nonna saggia tanto quanto a sua volta eccentrica nonché di una sorellastra sedicenne verso la quale il protagonista nutre un affetto che definire concupiscente è poco…
Insomma, una storia effettivamente strampalata, vero? Il romanzo sembra in fondo non avere ne capo ne coda, dacché inizia ad un “certo punto” e finisce ad un “altro certo punto” che in essi non sono che due di tanti potenzialmente infiniti punti di una qualsiasi vicenda, che Robbins infila uno dopo l’altro nel corso della narrazione in modo che parrebbe quasi casuale, ovvero senza un ago con un filo determinato (rosso) nella cruna al seguito, dunque attraverso uno stile piuttosto anarcoide e liberissimo per scelta e impudenza da “doveri” nei confronti del lettore; inoltre, nella prima metà del libro succede poco o nulla, e anche nella seconda non accade molto, almeno fino alle pagine conclusive, le quali tuttavia non hanno nemmeno un vero e proprio “finale”… A tal punto potrà osservare qualcuno: dunque una delusione, questo libro?
No! – anzi… Vi accennavo, poco sopra, alla creatività, no? Ovvero a come, in certa stramberia, vi possa essere più lucidità, inventiva, acume, che in altri più convenzionali ambiti… Bene, Tom Robbins, e Feroci invalidi…, vi potranno dare una buona dimostrazione di ciò. Robbins scrive benissimo (complimenti anche alla traduzione di Hilia Brinis), il suo stile è vario, spiritoso, acuto, surreale, pungente, in certi passaggi meravigliosamente idiota come solo i migliori scrittori possono permettersi di fare, tant’è che Robbins riesce a fare ciò che 99 scrittori in circolazione su 100, alle prese con simili imprese letterarie, non saprebbe fare: in quella citata prima metà di libro nella quale succede poco o nulla, non ci si annoia nemmeno per una mezza riga, proprio grazie allo stile, all’inventiva, al sense of humor sempre attivi e pulsanti – per cui, nella seconda e più pingue parte, Feroci invalidi… non fa che andare in crescendo… Grande inventore di situazioni strane, di personaggi improbabili, di eventi surreali, ma sempre in osservazione critica della realtà contemporanea, Robbins riesce anche (trattando la questione “terzo segreto di Fatima”) ad essere nel contempo mistico e blasfemo, a far pensare che un eventuale “dio”, se mai debba parlare, lo possa fare più come parlerebbe un pappagallo (spirito puro, lui sì…) piuttosto che un umano (tutto il contrario!), e pure a omaggiare l’Italia nell’ambientazione delle ultime pagine, a Roma… Ma anche – e qui sta a mio parere una meravigliosa peculiarità creativa che palesa una grande intelligenza e un senso morale che altri libri non potranno che invidiare, nonostante s’atteggino a “testi formativi”…) a fornire al lettore, tra una stramberia e l’altra, pillole di saggezza tanto lungimiranti da apparire quasi profetiche, se si considera che la prima uscita editoriale del romanzo è del 2000, e dunque è presumibile che Robbins lo abbia scritto antecedentemente a tale data…:
L’America è parecchio violenta e repressiva, di questi tempi. ma come direbbe il mio amico Skeeter Washington, è una violenza “vivace”, una repressione “vivace”, spesso festonata di esuberanza e di incoraggiamento. Lo creda o no, l’America è un paese molto insicuro. E’stato impaurito fino a una sorta di soggezione autoimposta prima dall’immaginaria minaccia del comunismo e poi dall’immaginaria minaccia della droga. Maestra (la nonna “eccentrica”, n.d.s.) ci definisce una “democrazia offensiva”, in cui chiunque vuole controllare chiunque. Ultimamente, perfino la tolleranza stessa è stata usurpata dai bigotti e dagli opportunisti, e trasformata in uno strumento di intimidazione, oppressione ed estorsione. Eppure gli Stati Uniti continuano a battersi il petto e a vantarsi d’essere la patria dei coraggiosi e la terra dei liberi. Se questa è impudenza bell’e buona, piuttosto che cieca ingenuità, allora non posso che farle tanto di cappello” (pag.307-308). Parole scritte, lo ripeto, pre-George W. Bush e pre-11 Settembre… Oppure ancora:
“(…) Nello stato sociale moderno, artisti, intellettuali e liberi pensatori non detenevano alcun potere politico o economico; non avevano alcuna vera presa sui cuori e sulle menti delle masse. Le società umane hanno sempre definito sé stesse attraverso il racconto, ma al giorno d’oggi sono le multinazionali a raccontare le storie dell’uomo per lui. E il messaggio, non importa quanto piacevolmente espresso, è invariabilmente lo stesso: per essere speciale, devi conformarti; per essere felice, devi consumare” (pag.462). Beh, se non sono queste parole tanto lucide quanto premonitrici, soprattutto di questi tempi!…
Dunque: ottima lettura, a mio parere assolutamente consigliabile per il multiplo godimento letterario che può regalare, soltanto necessitante da parte del lettore di una certa (e anche minima) apertura mentale con la buona possibilità che la stessa apertura si ampli ancor più… E per quanto mi riguarda, non perderò l’occasione di incontrare di nuovo Tom Robbins e la sua scrittura, prossimamente…

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Modo Infoshop, Bologna: giovedì 29/01 presentazione di “L’ESERCIZIO DELLA LINGUA. Poesie 1991-2008” di Lello Voce, con reading dell’autore

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Reading,
GIOVEDI’ 29 GENNAIO 2009, ore 21.00:

Lello Voce
L’ESERCIZIO DELLA LINGUA. Poesie 1991 – 2008

(Le Lettere Editore)

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Lello Voce, l’artista poliedrico che con il Poetry Slam ha introdotto in Italia un modo rivoluzionario e coinvolgente di proporre la poesia, anche ridefinendo i rapporti tra il poeta e il suo pubblico, presenta:
L’ESERCIZIO DELLA LINGUA
Poesie 1991-2008
(Le Lettere Editore)
con l’autore Niva Lorenzini, Wu Ming 1, Adriano Padua.

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È stato alle pratiche ibride di Lello Voce, tra parola e musica, immagine e spettacolo – qui rappresentate in un ricchissimo disco audio e video – che in questi ultimi anni s’è legata la tendenza della poesia. Tutt’altro che in disparte, e anzi sempre risolutamente di parte, è stato Voce in questi anni: senza temere di corrompere un linguaggio colto con le esigenze di una coscienza civile esplicita e, appunto, schieratissima. Non è un caso che Voce sia stato attentamente seguito dalla critica: da Haroldo De Campos a Franco Fortini, da Romano Luperini a Niva Lorenzini. Ma se il cittadino non fa mai mancare la sua partecipazione ai traumi della Storia in atto, come in ogni vero poeta questi stessi “fatti” si riverberano, in lui, in una forma allusiva, sottile, obliqua. È giunto insomma il momento di rivolgere uno sguardo impietoso agli «errori già commessi». A patto, però, che non ci venga chiesto di dimenticare quelli degli altri.

Prefazione al libro di Gabriele Frasca, postfazione di Marianna Marrucci, con un intervento in versi di Wu Ming 1, un intervento pittorico di Giuseppe Merlino e note di Dori Ghezzi e Stefano La Via.
Allegato al libro il DADV Piccola cucina cannibale (circa 200 minuti di registrazioni).
Musiche di Paolo Fresu, Michael Gross, Frank Nemola. Video di Giacomo Verde e Robert Rebotti.
Il DADV (Digital Audio Digital Video) accluso a questo libro è un supporto innovativo che riunisce in un solo oggetto un CD e un DVD. Esso è riproducibile su qualsiasi lettore cd o dvd attualmente in commercio.

Sul web:
Un estratto video dal DADV a cura di Booksweb.tv
www.lellovoce.it
www.lelettere.it

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Per ogni ulteriore dettaglio:
MODO infoshop – Interno 4 Bologna
Via Mascarella, 24/b e 26/a
40126 Bologna
tel. 051/5871012
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“Magritte – Il Mistero della Natura”, Milano/Palazzo Reale, fino al 29 Marzo 2009: review

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René Magritte, La voix du sang, 1961, Huile sur toile, 90×110 cm, Collection privée, Bruxelles, © René Magritte by SIAE 2008

All’epoca dell’apertura Cronache da Thule ha dato notizia di una delle mostre senza dubbio più intriganti della stagione, Magritte – Il Mistero della Natura, a Milano, Palazzo Reale, fino al 29/03/2009. Così, lo scorso 18/01, lo scrivente ha avuto la fortuna di ritrovarsi live al cospetto delle 150 opere esposte, visitando la mostra in una domenica mattina di buon affollamento (e gradito, dacché è sempre bello vedere tanta gente che si lascia attrarre dalla bellezza dell’arte: in fondo è una condivisione e una consonanza degli scopi stessi di questo blog)…
E’ perfettamente inutile rimarcare (sarebbe l’ennesima, infinita volta…) la bellezza e la meraviglia di ritrovarsi di fronte ad opere di così alto fascino, mistero, suggestione e profondità – uno dei punti artistici più alti non solo del movimento surrealista (a mio parere sempre più culturalmente fondamentale, a tutt’oggi potentemente innovativo e come pochi altri capace di indagare a fondo il senso stesso della rappresentazione artistica) ma in generale dell’arte di tutto il Novecento, e peraltro la mostra acquisisce ancor più valore dall’esporre opere di rara esibizione, alcune appartenenti a collezioni private, ovvero meno note di quelle che invece, celeberrime, sono divenute in molti casi un’icona dei tempi moderni.
Ancora una volta denotando la sostanziale inutilità, in eventi del genere, della prenotazione anticipata (a cosa serve, se poi la coda alle casse per il ritiro dei biglietti è comunque da fare?), si consiglia invece l’uso delle audioguide, ben fatte e capaci, pur succintamente, di far penetrare meglio il visitatore nell’universo magrittiano; il percorso espositivo è sembrato piuttosto ben fatto, anche se non logicissimo (o non rispondente ad una logica più elementare); gli spazi nelle sale sono forse un poco troppo ristretti, mentre bisogna in parte concordare con chi, sul web, ha criticato l’illuminazione delle opere: a parte certi faretti inspiegabilmente spenti (certamente bruciati; cambiarli prima di una giornata di apertura domenicale, di sicuro affollata, non sarebbe stato male…), ho notato per certe opere un fastidioso gioco di ombre tra cornice e tela, dovuto ad una errata posizione del punto luce illuminante, che confondeva la visione dell’opera nella parte superiore. Infine, buono e ordinato il bookshop a fine percorso.
Dunque, a parte qualche piccola pecca, una mostra assolutamente da non perdere, anche perchè l’opera visionaria di Magritte sarà sicuramente capace di mettere ben da parte, nello spirito del visitatore, tali manchevolezze, per catturarlo viceversa in modo irresistibile e sublime nel suo universo tanto surreale da essere, probabilmente (e mi ripeto), una delle visioni/percezioni più piene della realtà che l’arte abbia prodotto nell’ultimo secolo.

La mostra sul web: http://www.mostramagritte.it/

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Radio Thule # 08-08/09 in download: “La sublime Arte dell’evasione”, incontro con Clara Luiselli e la sua arte (e con Roberto Ratti di Traffic Gallery)

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Radio Thule, anno V, nr.8, lunedì 26 Gennaio 2009:
LA SUBLIME ARTE DELL’EVASIONE
Ovvero: Radio Thule incontra Clara Luiselli, giovane e sempre più affermata artista bergamasca, con il “patrocinio” di Roberto Ratti di Traffic Gallery: la sua arte, il senso di essa, e una sua virtuosa realizzazione nella realtà quotidiana…

In studio: Clara Luiselli con Roberto Ratti.

Gli argomenti: “evasione” è una parola che può avere molteplici significati e sensi: fuga da un qualcosa, distacco o disimpegno, ma anche svago, diversivo, ovvero ancora risposta a una certa richiesta o necessità… Inoltre, il suo contrario più ovvio e comune è “imprigionamento”… Osservando l’arte di Clara Luiselli, ospite questa sera a Radio Thule con (e grazie a) Roberto Ratti di Traffic Gallery, viene da associarle tale termine, ove l’evasione non sia una fuga dalla realtà ma semmai uno starne appena fuori, al di sopra, per meglio osservarla, analizzarla, e rappresentarla nelle sue opere, che non a caso richiedono spesso la compenetrazione interattiva con il fruitore di esse – il quale così, a sua volta, può “fuggire” per qualche attimo dallo spazio-tempo quotidiano per vivere in quello artistico di Clara, ottenendovi (appunto) svago e risposte su certe realtà che contraddistinguono la nostra quotidianità…
Nata a Clusone nel 1975, laureata presso l’Accademia di Belle Arti ‘G. Carrara’ di Bergamo nel 2000, Clara Luiselli vanta già molte mostre personali – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano (2008), Passatempo alla GAMeC, Bergamo (2006), Viavai-Pontespositivo, Ferrara (2003); Reliques, Mons, Belgio (2002); Spazi aperti, Siracusa (2000); Internos, Bergamo; Bachi da nylon, Expofil, Parigi (1999) – e collettive in numerose istituzioni e spazi espositivi pubblici e privati tra i quali: Targetti Light Art Collection at Mak, Vienna (2004); Chelsea Art Museum, New York (2003); Centre for Contemporary Art, Ujazdowski Castle, Varsavia (2002); Galleria Viafarini, Milano (2002); Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2000); J.W. Goethe-Universitat Institut fur Kunstpedegogik, Francoforte (1999) – e molto altro… Percorreremo le sue rotte artistiche, incontreremo le sue visioni, le sue aspirazioni, le idee alla base della sua arte e che da essa Clara vuole comunicare a chi la fruisce, e conosceremo un importante e interessante progetto che ha in corso, in collaborazione con la GAMeC, con i detenuti del carcere di Bergamo… – il tutto come sempre, in perfetto stile Radio Thule: con chiarezza, semplicità, un pizzico di necessaria ironia, e la consueta selezione musicale di alta qualità.

Inoltre, per i nostalgici, da non dimenticare la “tradizionale” replica della puntata su RCI Radio ogni domenica alle ore 13.00!

N.B.: prossimo appuntamento con Radio Thule, lunedì 09 Febbraio 2009.

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Modo Infoshop, Bologna: martedì 27/01 presentazione di “Shoah, al di là del visibile. L’immagine audiovisiva come testimonianza storica”, un libro a cura di Alessandro Mazzanti e Paolo Simoni

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Presentazione libri:
MARTEDI’ 27 GENNAIO 2009, ore 21.00:

Shoah, al di là del visibile. L’immagine audiovisiva come testimonianza storica
un libro a cura di Alessandro Mazzanti e Paolo Simoni

presentano Mirko Grasso e Paolo Simoni

Serata promossa dall’Associazione Home Movies

Shoah, al di là del visibile
L’immagine audiovisiva come testimonianza storica

un libro a cura di Alessandro Mazzanti e Paolo Simoni
ed. Magma 2007
Testi di G. Didi-Huberman, E. Galeati, G. Gaspari, B. Guerzoni, E. G. Laura, A. Mazzanti, P. Montani, P. Simoni, P. Sorlin, L. Venzi.
Saggi / Schede su film di A. Resnais, C. Lanzmann, E. Sivan, P. Forgács, S. Fuller, E. Weiss, J.L. Godard, J. Morder, E. Schogt, A. Ravett e sul progetto Memory of the Camps supervisionato da A. Hitchcock.

A seguire proiezione del film

Falkenau, vision de l’impossible / Falkenau, Samuel Fuller témoigne
di Emil Weiss (Francia 1988-2005), 62′
versione originale in inglese, sottotitoli in italiano

Durante la seconda guerra mondiale Samuel Fuller ha combattuto in Europa nella Prima Divisione di Fanteria degli Stati Uniti, la spina dorsale delle truppe d’assalto americane conosciuta come The Big Red One. Da questa esperienza, Fuller ha tratto il libro autobiografico e il film, entrambi dal titolo Il grande uno rosso ed entrambi tra le opere autobiografiche più affascinanti e dure dell’esperienza della guerra. Ma era finora poco noto che nel 1945 Fuller avesse ripreso con una macchina da presa 16 mm. La liberazione da parte della sua divisione del campo di sterminio di Falkenau. Queste riprese, a lungo dimenticate, costituiscono la prima esperienza cinematografica dell’autore e un documento storico eccezionale. Nel 1988 il documentarista francese Emil Weiss ha accompagnato Fuller al campo, facendosi raccontare la storia della sua liberazione. Nel film sono incorporate le riprese originali di Fuller del 1945.

Il primo uomo in cui mi imbattei fu il capitano Walker, che mi disse «Hai ancora quella cinepresa che tua madre ti spedì?», e io risposi «Sissignore», e lui mi disse «Prendila». Ritornai con la mia cinepresa, caricata e pronta per l’uso, mi incamminai verso il campo e non sapevo cosa stessi per riprendere, non sapevo che stavo per girare il mio primo film…
Samuel Fuller

http://www.homemovies.it/

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Ratti Lectures 2008/2009: 30 gennaio 2009, ore 21.00, Roberto Calasso, “Intorno a Baudelaire”

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Per il ciclo delle Ratti Lectures 2008/2009:
30 gennaio 2009 ore 21.00,

Roberto Calasso
Intorno a Baudelaire

FAR – Fondazione Antonio Ratti, Como

Venerdì 30 gennaio alle ore 21,00 presso la sede della Fondazione Antonio Ratti a Como, sarà presente Roberto Calasso per una conferenza aperta al pubblico dal titolo Intorno a Baudelaire.
L’incontro con Roberto Calasso, autore e presidente della casa editrice Adelphi, è il quarto appuntamento del nuovo ciclo delle Ratti Lectures della FAR, un progetto a cura di Mario Fortunato, patrocinato dal Comune di Como, Assessorato all’ Università.
Al centro del suo ultimo libro La Folie Baudelaire si trova un sogno – l’unico che Baudelaire abbia raccontato. Entrare in quel sogno è immediato, uscirne difficile, se non attraversando un reticolo di storie, di rapporti e di risonanze che coinvolgono non solo Baudelaire ma ciò che lo circonda. Dove spiccano due pittori di cui Baudelaire scrisse con stupefacente acutezza: Ingres e Delacroix; e due altri che solo attraverso Baudelaire possono svelarsi: Degas e Manet. Secondo Sainte-Beuve, perfido e illuminato, Baudelaire si era costruito un «chiosco bizzarro, assai ornato, assai tormentato, civettuolo e misterioso», che chiamò «la folie Baudelaire» («Folie» era il nome settecentesco di certi padiglioni dedicati all’ozio e al piacere), situandolo sulla «punta estrema della Kamčatka romantica ». Ma in quel luogo desolato, in una terra ritenuta dai più inabitabile, non sarebbero mancati i visitatori. Anche i più opposti, da Rimbaud a Proust. Anzi, sarebbe diventato il crocevia inevitabile per ciò che apparve da allora sotto il nome di letteratura. Qui si racconta la storia, discontinua e frastagliata, di come la Folie Baudelaire» venne a formarsi e di come altri si avventurassero a esplorare quelle regioni. Un storia fatta di storie che tendono a intrecciarsi – finché il lettore scopre che, per alcuni decenni, la Folie Baudelaire è stata anzitutto la città di Parigi.

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Roberto Calasso nasce a Firenze nel 1941. Si laurea a Roma con Mario Praz, discutendo una tesi dal titolo I geroglifici di Sir Thomas Browne. Nel 1962 entra a far parte del piccolo gruppo di persone che, insieme a Roberto Bazlen e Luciano Foà, sta elaborando il programma di una nuova casa editrice. L’anno dopo nasce Adelphi, dove Calasso opererà senza interruzione, diventando nel 1971 direttore editoriale e nel 1990 consigliere delegato. Dal 1999 assume l’incarico di presidente della casa editrice e nel 2004 è stato nominato “visitor professor” per la cattedra Weidenfeld di letteratura europea comparata presso l’Università di Oxford. Parallelamente alla sua attività editoriale prosegue la sua carriera di narratore e di saggista, che lo designa come uno dei più originali autori italiani. I suoi libri, tradotti in molte lingue, indagano il mito e il passato per raccontare il presente dell’uomo.
Tra le sue opere: L’impuro folle, Milano: Adelphi, 1974; La rovina di Kasch, Milano: Adelphi, 1983; Le nozze di Cadmo e Armonia, Milano: Adelphi, 1988; I quarantanove gradini, Milano: Adelphi, 1991; raccolta di articoli apparsi su periodici e quotidiani; Ka, Milano: Adelphi, 1996; Sentieri tortuosi. Bruce Chatwin Fotografo, Milano: Adelphi, 1998; La letteratura e gli dèi, Milano: Adelphi, 2001; K, Milano: Adelphi, 2002; Cento lettere a uno sconosciuto, Milano: Adelphi, 2003; La follia che viene dalle Ninfe, Milano: Adelphi, 2005; Il rosa Tiepolo, Milano: Adelphi, 2006. Nel 2008 una parte della sua tesi di laurea è apparsa come introduzione a Religio Medici di Thomas Browne. I libri di Roberto Calasso sono tradotti in 25 lingue e 26 paesi.

Informazioni
Titolo: Intorno a Baudelaire, con Roberto Calasso
Data: 30 gennaio 2009, ore 21.00
Luogo: Fondazione Antonio Ratti, Lungo Lario Trento 9, Como
Ingresso: libero fino ad esaurimento posti
Info: tel. +39031 233210 / 211 – info@fondazioneratti.orgwww.fondazioneratti.org

Calendario delle prossime Lectures
16 febbraio 2009 – Le fondazioni di origine bancaria: una risorsa per l’innovazione con Giuseppe Guzzetti, presidente Fondazione Cariplo (sede: FAR, Como)
6 marzo 2009 – Il corpo della donna fra libertà e legge con Miriam Mafai, storica e opinionista de La Repubblica (sede: FAR, Como)
3 aprile 2009 – L’arte come specchio di paure e desideri con Lea Vergine, critica d’arte e curatrice (sede: FAR, Como)

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