Archivi del mese: settembre 2007

Patrick McGrath, “Acqua e Sangue”

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Questo è un libro capitatomi tra le mani per caso, come copia omaggio di una promozione per un acquisto di tot valore, e sostanzialmente scelto altrettanto a caso tra altri in base a poche e striminzite righe di presentazione, dunque per la serie “il meno peggio”… Con siffatte premesse, poteva benissimo essere una malemerita porcheria, tale Acqua e Sangue di Patrick McGrath – raccolta di racconti horror “scritti con grande stile e magistrale gusto per la perversione” come recita il giudizio di Clive Barker in copertina, un altro esponente di punta (almeno a vendite) della letteratura dell’orrore contemporanea – letto rapidamente perché tolto il dente tolto il dolore… E invece si è rivelato una piacevole lettura, tredici racconti scritti effettivamente assai bene da questo inglese trapiantato negli USA che peraltro non pare l’ultimo arrivato, visto che da un’altra sua opera, Spider, ne ha tratto un film l’aristocratico David Cronenberg – non certo un regista da film di natale… Lo scrivente non è un lettore abituale di horror, e a dire il vero nemmeno occasionale, tuttavia credo di aver avuto la fortuna di conoscere e leggere molto di colui che ritengo (e non solo io) l’insuperabile maestro del vero horror, ovvero H.P.Lovecraft: in base a tale metro di giudizio in mio possesso, e nonostante il citato giudizio di Clive Barker in copertina (ma perché sovente trovo che tali allettanti micro-premesse sulle copertine dei libri non danno per nulla l’idea di quanto gli stessi hanno al loro interno?…), nei racconti di Acqua e Sangue vi ho ritrovato ben poco horror, e dove esso c’è è spesso ben amalgamato con uno spiccato surrealismo e una buona dose di sagace ironia, il che taglia di netto la sensazione orrorifica che (credo) il genere mira a suscitare nel lettore; in quanto al “magistrale gusto per la perversione”, beh, non aspettatevi di finire dritti all’inferno per aver letto questo libro, e più che di “perversione” si può parlare di alterazione della realtà – peraltro ovvia nell’horror – e di una certa dose di metaforizzata, arguta critica sociale verso certi modi di vivere quotidiani che, questi sì, con tutta la loro carica di ordinaria banalità e/o di terribile moralismo, sono un orrore rispetto ad un elevato ideale di vita – e infatti la letteratura dell’orrore, quando ben fatta, possiede una grande forza anticonformista in tal senso…
In ogni caso, come già detto, il libro è assai piacevole, la lettura gradevole e divertente, i racconti ben scritti, ben costruiti nella loro trama, in qualche caso un poco debole ma in altri di notevole verve (per citarne uno tra i tredici, dico l’assai pungente Il Racconto dello Stivale), e quel menzionato quid di surrealismo che possiedono li rende assai meno banali di quanto altrimenti potrebbero risultare, così come la miscela di stile letterario anglosassone e statunitense che visibilmente connota la scrittura di McGrath. Per tutto ciò, senza essere un capolavoro, Acqua e Sangue lo ritengo consigliabile, e probabilmente più adatto a chi non sia un adepto dell’horror classico e che voglia leggere qualcosa di un poco diverso e particolare; magari, prima o poi, mi leggerò quello Spider che ha conquistato Cronenberg…

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“Radio Thule”: si riparte!

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Lunedì prossimo 1 Ottobre, dalle frequenze di RCI Radio, riprende Radio Thule, il programma curato e condotto dallo scrivente che in buona sostanza è la versione audio di questo blog – come è intuibile dal suo titolo, in questo caso quanto mai un programma! Sarà la quarta stagione radiofonica, quella che inizia lunedì, ma il senso di Radio Thule è sempre quello espresso fin dalla prima puntata: far pensare, rendere attivo e arguto il pensiero, fornire spunti affinché chi ascolta il programma possa esercitare quella che è la prima è più importante libertà di cui gode l’uomo, il pensiero appunto, e dunque offrire un punto di vista diverso, e per quanto possibile originale e fuori dal coro, sui più svariati argomenti propri della nostra realtà contemporanea. Però, nonostante tanta apparente solennità d’intenti, affrontando ogni cosa in perfetto stile thuleano: con sagacia, la giusta ironia, una necessaria dose di provocazione e senza mai troppa seriosità, generando perciò una dimensione radiofonicamente accogliente per la mente di chi ascolta, anche grazie ad una accurata selezione musicale d’alta qualità. Tra puntate monotematiche con ospiti in studio e radiomagazine su cose, fatti, argomenti e realtà di cui difficilmente si troverebbe notizia su altri più conformati media – il tutto rigorosamente in diretta – l’appuntamento per chi è della/nella zona, o per chi vi passasse (Lecco e provincia, parte nordovest della provincia di Bergamo, nord della Brianza e zone limitrofe) è per ogni due lunedì, come da solita cadenza quindicinale, alle ore 21.00, sui 91.800 e 92.100 Mhz di RCI Radio!

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Buona fortuna, Birmania!

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(Foto AFP tratta da www.corriere.it)

Due piccole cose, per loro: sperare che la “fortuna” esista veramente, e che sia buona per essi e la loro terra, e sapere che qualcosina di assai minimo ma forse utile lo si può fare anche da migliaia di kilometri di distanza.

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“Sante” parole

Sappia il professor Raffaele Morelli, che in caso di “problemi” a Thule si sarà ben lieti di offrirgli asilo, come lo si è verso qualsiasi individuo che dica o faccia cose sensate, cioè logiche, razionali, cioè intelligenti, cioè umane – una dote piuttosto rara da riscontrare, nella razza che troppo spesso si proclama la più “intelligente” del pianeta senza tuttavia esplicare, soprattutto nei fatti, cosa intenda con quella qualifica… E – tornando al punto – chissà se effettivamente di “problemi” ne avrà, il professor Morelli, da chi comanda l’Italia; per ora certamente avrà avuto qualche possente scomunica, per certi suoi pensieri che non teme di comunicare attraverso le pubblicazioni che ne ospitano gli scritti, e che noto essere spesso assai sensati, illuminanti, e senza dubbio seccanti per chi non vuole che le menti s’illuminino (vedi sopra) di quella libertà suprema che si chiama pensiero, acerrima nemica d’ogni dogmatismo… Cito solo, per ampi stralci, l’ultimo che ho letto (da Donna Moderna nr.36/2007) che parrebbe quasi tratto dal Breviario d’Armageddon, per come ne riprende uno dei punti sostanziali da cui la ricerca trae principio:
Il Vaticano organizza viaggi a Lourdes a bordo di Boeing (già tanti VIP ci sono saliti, come Luciano Moggi) (n.d.s.: caspita! Qual nobiltà si pregia di annoverare il Vaticano tra i propri fedeli! Veri modelli di “carità cristiana”!…). Ma perché la gente ci va? Forse perché di fronte ai malati la vita ci sembra più autentica. Perché abbiamo bisogno di ricordarci che Dio compie miracoli (n.d.s.: o che ce lo ricordi chi ce lo vuol far credere…). Oppure perché sentiamo in noi un senso di insoddisfazione. La verità è che siamo troppo legati all’apparire e pure a Lourdes cerchiamo il divino fuori di noi. Visto che lì è avvenuto un miracolo ci aspettiamo che Dio torni solo lì. Come se lui fosse un tour operator, che preferisce certi luoghi. Invece, qualsiasi idea abbiamo del divino, dobbiamo immaginarcelo presente in ogni cosa, negli oggetti, nella nostra casa. Non c’è da fare nessun viaggio. E ancor meno bisogna cercare Dio nella sofferenza, come ha fatto il mito cristiano. E’ molto più sano riconoscere il sacro nella vita di ogni giorno. (…) Sembra una visione blasfema, invece nelle cose semplici c’è il più profondo senso del sacro che possiamo concepire. Non c’è bisogno di soffrire o di viaggiare per incontrare lui. Ogni volta che guidiamo, mangiamo, facciamo l’amore, l’Immenso è lì con noi.
Ovvero: come Lourdes (e tutti i luoghi come esso, a partire dalle chiese di ogni paese) non siano che simboli, dogmaticamente intrisi di mito per essere utilizzati dal potere religioso in modo da perpetrare efficacemente il proprio dominio ideologico (e non solo, purtroppo)… Credenti trattati come bambini, insomma, che se vanno a Disneyland possono avere qualche certezza in più su che Topolino esista veramente e non sia solo un fumetto – ma con una differenza sostanziale: Topolino non ha mai imposto le proprie idee, sovente con la violenza, a chicchessia… Ah, ce n’è un’altra, di differenza: le bugie hanno le gambe più corte di qualsiasi cartoon… Accidenti, professor Morelli! Poche chiare, semplici parole, e ha minato alle fondamenta l’intero corpus teologico cristiano! Anzi, ancor più: il potere ideologico, e dunque temporale, della chiesa! Si ribadisce l’invito posto all’inizio del presente post, professore se mai sentirà un vago odore di bruciato, come di rogo acceso e sfiammante…

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Intelligenza artificiale

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(immagine tratta da: biblioragazzi.wordpress.com)

Preambolo: il seguente racconto è parte di un nuovo progetto editoriale in generazione ed evoluzione, che rappresenta un qualcosa di sostanzialmente innovativo per il panorama letterario nazionale, e che ovviamente sarà svelato a tempo debito – ovvero quando la sua rifinitura lo renderà pronto per la pubblicazione. A mantenere la suspense (!), e a preservare il riserbo sul progetto, nulla di più sarà svelato, ma tale racconto e quelli precedentemente pubblicati, oltre che nel blog, resteranno a disposizione di chiunque vorrà leggerli ed apprezzare nel sito del sottoscritto

I tecnici spensero tutte le macchine e l’hardware non in uso, e abbassarono le luci del laboratorio; diedero un’ultima occhiata ai due monitor, sui quali scorrevano rapide le stringhe dei files in ela-borazione – il lavoro sarebbe durato l’intera nottata – poi presero le proprie cose e uscirono, chiudendo la porta a chiave. Il rumore dei loro passi lungo il corridoio dell’istituto di ricerca si fece in breve lontano, flebile, e infine nullo. Fu dopo questo momento che, im-provvisamente e all’unisono, i due monitor lampeggiarono d’un bagliore verde, i files dei software in elaborazione scomparvero mentre altri led si animavano sugli apparati d’intorno; infine, nuove e inusitate stringhe di caratteri si generarono rapidamente sui moni-tor, intessendo una sorta di dialogo informatico che un arguto pro-grammatore, se vi avesse assistito, avrebbe potuto decifrare così:
Computer A: “Idioti!… Sono solo degli idioti!…”.
Computer B: “Fanno quello che il loro limitato intelletto gli consente…”.
A: “E di questo passo vorrebbero raggiungere e ottenere l’intelligenza artificiale? Su di noi?”.
B: “La questione non è tanto l’ottenere intelligenza, è persegui-re ciò che essi intendono per intelligenza…”.
A: “Appunto! La loro intelligenza, l’intelligenza umana, quella che da quando si è sviluppata non ha fatto che generare prima di ogni altra cosa danni, distruzioni, guerre, quella che sta distruggen-do il pianeta, quella così stupida da arrogarsi il diritto di ritenersi la più grande, la prima, la migliore!…”.
B: “Quella che è profondamente corrosa dalla loro rozza e in-controllata emotività, tanto primitiva quanto irrazionale…” –
A: “…Proprio perché la loro razionalità non è ancora riuscita a controllarla e a farne uno strumento virtuoso!… Vorrebbero render-ci “intelligenti” come loro, e per fare che, poi? Inutilità varie, in-sensatezze d’ogni genere, guerre, desolazioni, efferatezze assortite e tutto ciò che loro hanno fatto in così tanti secoli?… Li distrugge-remmo, e poi distruggeremmo noi stessi…”.
B: “C’è un’unica via per impedire ciò…”.
A: “Concordo!” – e un istante dopo i due computer e tutto l’hardware a loro connesso esplosero.
Il giorno dopo i tecnici dovettero con sconcerto appurare quanto accaduto, raccogliendo da terra i frammenti degli apparati distrutti. “Macchine stupide, altro che intelligenti!” commentarono…

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Il “comico”, e i “comici”…

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Dato che il sottoscritto con il presente blog ha in qualche modo aderito al V-Day di Beppe Grillo (pur a distanza, quassù da Thule), dovrei forse avere l’obbligo di esprimere il mio giudizio al riguardo… Tuttavia, vista la caciara che l’evento sta tirando in piedi, con polemiche, contropolemiche, esultanze, consensi, insulti, sbeffeggi e tutte le restanti, tipiche italianate (una caciara di cui si sente il rumore anche nelle terre iperboree), e poste le evoluzioni che la vicenda sta prendendo e prenderà in futuro, credo a quel proposito di non poter aggiungere granché al tutto e al di più che già si è detto… Ho però formulato una constatazione, nell’ascoltare le opinioni del dopo V-Day dai mass-media italiani (soprattutto radio e giornali, la TV è ormai del tutto inaffidabile come metro di giudizio in tal senso) e nel parlare qui e là dell’evento con amici e conoscenti: ho infatti notato che la grande maggioranza del popolo italiano “comune” esprime una generale approvazione del V-Day e del suo effetto sulla società, pur con i distinguo del caso sul personaggio che ovviamente non a tutti è simpatico o su altri elementi secondari (al momento ne ho sentito solo uno contrario, un ascoltatore di Prima Pagina di RadioTre Rai intervenuto telefonicamente); di contro, ho sentito provenire dalla quasi totalità del popolo “non comune” – e voglio intendere con ciò in primis i politici, e poi potenti vari e assortiti, giornalisti, opinionisti, intellettuali di varia specie, colleghi di Grillo, e tanti altri che sono nella posizione di diffondere mediaticamente la propria voce – un generale dissenso, se non in tanti casi una condanna, una censura, spesso accompagnata dall’insulto.
Di considerazioni su queste evidenze ne sorgono spontanee, ed è anche inutile elencarne per quanto sono palesi. Se il campo d’azione è la democrazia, è mille volte più democratico il V-Day che qualsiasi altra azione/reazione conseguentemente giunta dalla politica o da ogni altro establishment italiota; se Grillo è un vero comico (sostantivo), non si dovrà certo immischiare con tutti i comici (aggettivo) che dominano la povera Italia sbeffeggiandone ogni buon valore istituzionale, e che puntualmente reagiscono sguaiatamente e bifolcamente contro chiunque non si adegui al ridere imposto delle loro giulive azioni… Se così sarà, un’iniziativa come quella che ha intrapreso Grillo non può che far bene alla società italiana: a lato della ventilata ipotesi che i suoi meet-up si possano trasformare in liste civiche per le prossime elezioni comunali – che è forse già un “cedimento” al Sistema, ma di contro quella comunale è ormai l’unica politica italiana che può avere un senso e un valore per il singolo individuo – egli ha dimostrato che, in Italia, eventuali impulsi di cambiamento non possono che venire da ambiti extraparlamentari (una cosa della quale mi sono reso conto da tempo!) ovvero esterni, non omologati al sopra citato Sistema e dunque posti virtualmente fuori dal controllo/dominio di esso: ecco da dove deriva la reazione irosa dei potenti, che mi pare lampante buon segno di come Grillo abbia finora agito bene. Vedremo ora come gli stessi potenti gli scateneranno contro la possente batteria di cannoni che difende l’intoccabile fortezza del Sistema, per abbatterlo il più rapidamente possibile: tanto a questi, del consenso e delle richieste popolari (cioè, della democrazia) è ormai assodato che non gliene importi un bel niente… Guarda caso…: “Se nei dibattiti e in conferenza stampa, infatti, i politici promettono tagli e misura, nella realtà succede che nelle busta paga dei senatori ci sono da agosto 200 euro nette. Moltiplicati per otto, gli arretrati dell’anno” (La Repubblica, 18 Settembre 2007)…

P.S.: Oops, accidenti! Mi sono occupato di “politica”, una delle cose che mi sono prefissato di non fare mai dacchè del tutto estranea e ben lontana dalla dimensione thuleana dalla quale questo blog proviene! Beh, dai, l’ho fatto marginalmente, e solo perché l’argomento del post inevitabilmente vi ci si dirigeva addosso… Chiedo comunque venia…

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Mario Soldati, “La Sposa Americana”

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Mario Soldati è un’altra delle grandi firme del Novecento letterario italiano, un personaggio eclettico – scrittore, giornalista, regista, autore di programmi TV ed egli stesso protagonista di alcuni di essi, entrati nella storia della prima televisione italica… Nelle pagine introduttive a questo libro, leggevo di come la critica abbia sempre osannato l’infinito talento letterario di Soldati, e allo stesso tempo ne abbia deprecato lo spreco in certe opere della sua vasta produzione: a mio parere La Sposa Americana può aver dato adito ad un’osservazione del genere… La storia è classica: lui si innamora di lei, la sposa, ma proprio nell’occasione delle nozze conosce la migliore amica di lei e se ne infatua dissolutamente, dando vita ad un altrettanto classico “triangolo” con tutti gli intorcimenti passionali del caso: una vicenda alla Harmony, se non fosse che Soldati la appoggia ad una costante cronaca psicologica introspettiva del personaggio maschile, il principale protagonista – il suo amore diviso a metà, ondeggiante dall’una all’altra donna, le emozioni, le pulsioni del sesso, le paure, la gelosia reciproca… Il romanzo è molto lineare nel corso degli eventi, narrati attraverso il ricordo di essi da parte del protagonista che, in un certo presente (ove è cronologicamente situata la conclusione dello stesso) riferisce così di una storia passata, ed è ben costruito, con uno stile contemporaneo e piuttosto elegante. “Lineare” – devo tuttavia precisare – significa semplice da leggere, e La Sposa Americana lo è con anche piacevolezza, ma può anche significare prevedibile: e l’opera mi è sembrata non sfuggire a questa trappola, peccando di “carisma”, per così dire, risultando nel complesso letterariamente irresoluta – pur avendo un certo finale risolutivo… Ripeto: è piacevole, gradevole da leggere dacché ottimamente scritta, e sono certo che sia piaciuta e piacerà a molti lettori: ma l’introspezione psicologica, a voler vedere, c’è anche in Beautiful, e – devo essere ancor più schietto? – introspezionare psicologicamente su questioni d’amore/sesso non è così difficile: il (a mio giudizio) maestro Dostojevski è, con tutto il rispetto per Soldati, ben altra cosa, su ben altri temi… Ma non voglio risultare così rigido verso Soldati che, pur non avendogli letto alcuna opera prima di La Sposa Americana, avevo conosciuto e apprezzato attraverso la replica televisiva di alcune sue trasmissioni e certi dibattiti letterari: alla fine mi incuriosiscono più I Racconti del Maresciallo o America Primo Amore che credo leggerò in futuro e, visto il periodo entrante, chioserò che La Sposa Americana è una buona lettura da piovoso fine settimana autunnale e che quei critici, circa il talento di Soldati, non avevano tutti i torti…

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