Archivi del mese: settembre 2008

Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico – parte II

Più si va’ a Nord, più ci si addentra sostanzialmente, anche se non ufficialmente, in un’altra nazione: Sapmi, cioè la Lapponia, la terra dei Sami ancora troppo conosciuti come “Lapponi” – troppo ovvero purtroppo, dacché il termine “lappone” aveva (e forse ancora ha, per qualche norvegese “imperialista”) un’accezione dispregiativa, col significato di “vestito di pezze”, cioè “pezzente”… I Sami in realtà sono i veri indigeni delle terre oltre il circolo polare artico, cugini degli altrettanto noti Inuit (gli Eschimesi), popolo che solo da pochi anni si è visto riconoscere uno status di “comunità” autonoma seppur, come detto, sempre nell’ambito nazionale norvegese, vuoi anche per la propria indole pacifica e un poco introversa che li ha visti accettare senza rivolta alcuna le dominazioni che via via assoggettavano il proprio territorio: ciò ha indubbiamente impedito la nascita di uno stato Sami, come detto, viceversa però ha forse aiutato la conservazione della propria cultura, almeno fino a che il progresso tecnologico moderno non è diventato fin troppo invadente anche a queste latitudini… Beh, con mia grande fortuna il primo contatto con la cultura tipica Sami avviene grazie ad un pranzo tradizionale a Gildetun – un valico dal quale la strada scende verso il grande fiordo di Kvaenangen – pranzo che definire squisito è poco! Lode suprema ad uno spezzatino di renna con marmellata di more, lamponi o che altro di simile: il pensiero dell’accostamento di due sapori così diversi potrebbe di primo acchito disgustare, invece il mescerli insieme – grazie anche alla bontà propria della carne di renna, molto gustosa e delicata – crea un qualcosa di tanto insolito quanto veramente succulento…
Si riprende il viaggio tra infiniti fiordi, tutti uguali (al mio occhio forestiero) e tutti ugualmente splendidi, e ci si inoltra in una zona che – sarà la meteo che cambia di continuo, sarà il gioco di luci tra acque marine, lacustri, rocce, ghiacciai, sarà che veramente una qualche magia trasforma questi luoghi… – pare essere una sorta di fabbrica di arcobaleni! Ce ne sono ovunque, tanto che dopo un po’ di tempo ci si stanca anche di fotografarli, e come se servisse, il loro baluginare effimero a così bassa quota accresce a dismisura il fascino di questa zona… Certo che, se fosse vera quella leggenda che assicura vi sia una pentola d’oro al termine di ogni arcobaleno, sarebbe così bizzarramente svelato il motivo della ricchezza dello stato norvegese! Intanto, chilometro dopo chilometro, fiordo dopo fiordo, compare Alta, che coi suoi oltre 9.000 abitanti (e 17.000 sull’intero comune) è una vera e propria metropoli, per la latitudine in cui si trova! La città – che effettivamente è la più popolosa prima di Capo Nord – è divisa in due agglomerati principali, l’uno residenziale e l’altro direzionale/ commerciale (praticamente, c’è un’Alta “alta” e un’Alta “bassa”!) e occupa un tratto di litorale lungo oltre 15 chilometri: fate due conti, 9.000 abitanti sparsi su una tale distanza, considerando pure l’entroterra, in buona sostanza l’abitante di Alta il proprio vicino di casa quasi non lo vede neppure!
La città è nota soprattutto per due cose, apparentemente diverse ma nel senso piuttosto accostabili: è sede delle più antiche incisioni rupestri della Norvegia, risalenti a 8.500 anni fa e proclamate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO (bellissime da vedere, e interessante l’annesso museo con ambienti dedicati alle aurore boreali, alla II Guerra Mondiale e alla storia delle popolazioni locali) e inoltre rappresenta un luogo simbolico per il popolo Sami, dacché negli anni ’70 del Novecento il progetto di costruzione di una grande diga che avrebbe sommerso territori da essi in uso ne provocò la prima vera ribellione verso il governo centrale norvegese, e diede il via al riconoscimento effettivo della specificità antropologica, culturale e in parte istituzionale dei Sami… La nostra guida ci rivela con un certo entusiasmo che siamo fortunati, il nostro hotel è proprio in centro ad Alta, wow!… Ehm… Il centro di Alta: l’hotel, un paio di centri commerciali, il municipio, un grande parcheggio, qualche altro squadrato edificio di incerta destinazione… Chiediamo a dei giovani indigeni dove si possa andare a bere qualcosa, in città, e così scopriamo che la metà quasi dei locali cittadini sono nel nostro hotel (due, un lounge bar e un night)! Ma a parte ciò, nota di merito va’ all’hotel stesso, un piccolo gioiello di design contemporaneo quassù in mezzo alla tundra, roba che dalle nostre parti si può trovare (forse) solo in una grande città…

Ok, è ora di rompere ogni indugio ed arrivare dove la terra consente di arrivare, Nordkapp! La strada verso Hammerfest attraversa il Sennalandet, ovvero quanto di più simile alla più celebre Patagonia si possa trovare in Europa, un altopiano senza un albero pur minuscolo e punteggiato di laghetti nel quale gli orizzonti sembrano allungarsi a dismisura puntando verso l’infinito per congiungersi con un cielo le cui striature nuvolose contribuiscono a dilatare la dimensione spaziale… Sennalandet prende il nome dall’erba (la senna appunto) utilizzata dai Sami come isolante nelle calzature, e infatti il vastissimo altopiano sta prendendo a riempirsi di renne, qui ammassate in branchi smisurati dai Sami stessi in vista dell’ormai quassù imminente brutta stagione… Forse uno dei panorami naturali più suggestivi, salendo verso Capo Nord…
Hammerfest, ufficialmente la città più settentrionale del mondo, è a sua volta una bella sorpresa: 9.000 abitanti raccolti attorno ad una baia affacciata su un orizzonte quasi alieno – alla cui “stranezza” contribuisce non poco l’isola di fronte alla città dove giunge un grande gasdotto dal mare di Barents, e sulla quale svettano alte torri fiammeggianti e gli impianti di imbarco del gas sulle navi apposite – patria principale della Findus (!) i cui magazzini impiegano buona parte dei locali in età lavorativa, Hammerfest è veramente una bella cittadina, dall’aspetto quasi “meridionale”, ricca di negozi, esercizi commerciali, locali di svago e molto animata – forse perché al porto ha appena attraccato un Hurtigruten che ha riversato per le vie il suo carico di turisti? Sarà, ma, lo ribadisco, la città è assai gradevole, come rivela bene il panorama che si ottiene salendo sulla collina appena alle spalle del centro, e dona una certa impressione di cordiale accoglienza, considerando che si è già oltre il 70° di latitudine Nord e che, d’altronde, fuori della città non c’è che il nulla – a parte una invasione di renne, che spuntano da ogni dove e stazionano ovunque, spesso e volentieri direttamente sull’asfalto delle strade e senza dimostrare molta accondiscendenza agli automobilisti che dovrebbero/vorrebbero passare con i propri mezzi…
La strada continua verso nord, attraverso paesaggi sempre più da “fine del mondo”; durante una sosta, dal suddetto “nulla” compare un bambino, età apparente sei, sette anni al massimo, che in perfetto inglese (!!!) ci dice di essere a caccia di frutti tipici, ovvero more, lamponi, mirtilli e quant’altro di ritrovabile qui… Dovrebbe abitare in quella casa laggiù – anche perché di altre case, in vista, non ce ne sono… A quante decine di chilometri abiterà il suo più vicino amichetto o compagno di scuola?…
Ma eccoci ormai di fronte all’imbocco del NordKapp Tunnel, la galleria sottomarina di quasi 7 chilometri che, scendendo fino a 212 metri sotto il livello del mare, unisce l’isola di Capo Nord, Magerøya, con la terraferma; il pedaggio per il transito è piuttosto esorbitante (considerando anche il pedaggio per l’ingresso alla spianata di Capo Nord, un mezzo con 4 persone a bordo arriva quasi a 150 Euro complessivi, e per il tunnel tal gabella si paga all’andata e anche al ritorno!) ma è il tipico sistema norvegese per il pagamento collettivo di un’opera pubblica, grazie al quale tra qualche anno la spesa sostenuta per la realizzazione sarà appianata e il transito diverrà gratuito… Dal tunnel si giunge rapidamente a Honningsvåg, centro principale dell’isola, villaggio di pescatori estremamente “spartano” (quassù la vita quotidiana, nei mesi invernali più difficili, non deve essere certo idilliaca; e l’inverno, oggi 16 Agosto, lo stanno aspettando a breve, visti gli spazzaneve pronti a lato delle strade…) nel quale la maggiore (o unica?) attrazione è l’Artico Bar, l’unico bar di ghiaccio perenne del mondo… Ok, svelo il mistero: non è che anche d’estate qui faccia tanto freddo da non permettere al ghiaccio di sciogliersi! In realtà l’Artico Bar è all’interno di un edificio-frigorifero che lo mantiene ad una temperatura costante di -5°, tuttavia viene rinnovato ogni anno utilizzando il ghiaccio del momento, ricavato da un lago gelato nella zona di Alta, con una particolare attenzione alla “bellezza” di ogni blocco, ricco di striature lasciate dalla miriade di gocce d’acqua nel processo di congelamento tanto da ricordare le venature del marmo… Molto “turistico”, ma anche assai simpatico e suggestivamente artico, vista anche la stagione!
Bene, deposito bagagli presso l’insolito hotel che ci ospita (pur confortevole, è un complesso prefabbricato utilizzato in origine per l’alloggio degli atleti durante le olimpiadi invernali di Lillehammer del 1992, indi smontato da laggiù e rimontato quassù, in mezzo alla tundra spazzata da un vento gelido) e via, verso Nordkapp…

Capo Nord, 71°10’21” N, luogo mitico come pochi altri al mondo, meta ineluttabile di esploratori, viaggiatori, scienziati, sognatori, utopisti, stravaganti d’ogni sorta… Ho letto molto su questo luogo, e spesso con accezioni in un certo qual modo “negative”: non è niente di che, solo una montagna che all’improvviso precipita nel mare, troppo turistico, reso troppo banalmente commerciale e via di questo passo… Ingenue esagerazioni, a mio parere: certo, l’assembramento che vi si trova nel periodo del Sole di mezzanotte sarà assai poco affascinante e da “fine del mondo” – e da questo punto di vista noi perdiamo lo spettacolo solare notturno, visibile fino a fine Luglio, ma lo troviamo molto meno affollato e più vivibile; nel centro visitatori (con ristorante/bar, cinema sotterraneo, esposizioni varie, immancabile shop) avranno pure prezzi fin troppo elevati, ma quale luogo turistico ovunque nel mondo non presenta una tale peculiarità? Eppoi, insomma: una località così suggestiva e “mitica”, come detto, che rappresenta una meta per centinaia di migliaia di visitatori ogni anno (peraltro tutti concentrati in 3/4 mesi di stagione) come doveva essere? Totalmente spoglia come un deserto artico? O al contrario ricolma di hotel, ristoranti, locali pubblici e negozi?
In fondo Capo Nord è Capo Nord, la sua essenza è già tutta nella sua sostanza, nell’essere una delle “fini” del mondo emerso, uno dei suoi limiti e dunque dei suoi apici: oltre il ciglio della scogliera a picco sul mare di Barents non si può andare, lo sguardo si perde nel nulla in cui acqua e cielo si confondono e si fondono, la fantasia vola verso quel nulla alla fine del quale c’è solo il Polo Nord… Che poi in un tale luogo si possa bere un caffè come in un bar di Oslo o di Roma o che si possano comprare i soliti ammennicoli turistici come in qualsiasi altro negozio di souvenir, a mio parere conta molto poco; per il momento, e nonostante i tempi in cui viviamo, è ancora la dimensione geografica a definire il pianeta sul quale stiamo: e in questo senso Capo Nord è uno dei punti fondamentali di questa nostra geografia…
E comunque il luogo è meraviglioso, Natura allo stato puro e primordiale – almeno per il vento di tipo hymalaiano che tira, e che fa’ rischiare alle persone più leggere di essere sollevate e portate via da un momento all’altro; anche la strada per giungervi è una piccola esperienza, per il paesaggio bizzarro che attraversa (da noi se ne può vedere di simile solo se prossimi ai 3.000 metri di quota) e per il percorso in sé, in certi tratti da brivido (tanto che per giungervi dall’hotel il bus cambia autista, facendosi pilotare da un locale: la strada è bella e ampia, ma un bus è grosso, e certi ripidi pendii a picco su laghi blu cobalto che essa taglia, o alcuni tratti in forte salita fino al colmo di un dosso a cui segue un’altrettanto forte discesa sono da autisti piuttosto scafati…); e lasciare che, come dicevo, lo sguardo si perda nel colore metallico che si genera tra il mare e il cielo sapendo che, laggiù, non c’è null’altro che il Polo e poi stop, il mondo è “finito”, è una sensazione che sarà pur condizionata da mere influenze turistiche, ma è comunque straordinaria, e assolutamente da vivere almeno una volta nella vita… E questo vento così gelido e sferzante, in fondo, lo trovo perfettamente adatto al luogo, sembrando che ci voglia dire coi suoi ululati: ehi, in questa parte di mondo siete più vicini di chiunque altro al Polo Nord, quassù comanda ancora la Natura, non l’uomo, non dimenticatevelo!… Per di più, se il tempo fuori è inclemente tanto da non lasciarti alla contemplazione dei luoghi, dentro, nel cinema sotterraneo, si può vedere lo spettacolare video su Nordkapp del regista norvegese (di origine italiane) Ivo Caprino, su maxi-schermo da 225 gradi di ampiezza con effetto quasi tridimensionale: una visione che lascerà chiunque a bocca aperta e con un ricordo indelebile…

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BOOKNEWS…:

…Il sole è così caldo che le mie labbra bruciano, la mia pelle arde. Il mio corpo è libero. Respiro pace, incendio e natura…
LETTERE A FELICIAN
di Ingeborg Bachmann

In queste lettere d’amore scritte tra il maggio 1945 e l’aprile del 1946, e mai spedite, Ingeborg Bachmann, non ancora ventenne, si rivolge a un Tu imprecisato, a un amico lontano, all’ unico amico, all’ amato, a Felician. Costretta nella casa estiva dei genitori, trova nel colloquio con il suo interlocutore una via per sfuggire ai limiti di una piccola cittadina di campagna. È un grande poeta che per la prima volta prova la sua voce o il primo amore di un poeta di vent’anni? Se la personalità di Felician resta misteriosa, la Bachmann si rivela invece nella sua sottile e delicata potenza. Un libro prezioso, il piccolo capolavoro ritrovato di una grande scrittrice del nostro tempo.

Collana: gransassi
Prezzo: 6 euro
Pagine: 56
Uscita: 25 settembre

nottetempo, via Zanardelli 34, 00186 Roma, tel/fax 06 68308320
www.edizioninottetempo.it

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PROMEMORIA…:

Questa sera, 30 Settembre 2008, ore 21.30,
Modo Infoshop, Bologna:
Rivalutare il dibattito
Roberto Freak Antoni, Dandy Bestia Testoni e Pierfrancesco Pacoda
dibattono sulla ristampa di “Inascoltable”, il primo storico sperimentale disco degli Skiantos.
Al dibattito seguirà una chiacchierata di Freak Antoni sul suo recente ingresso nel mondo del fumetto e una libera schitarrata di Dandy Bestia…
(clicca sul logo di Modo Infoshop per ogni ulteriore dettaglio)

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Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico – parte I

I “tradizionali” appunti di viaggio colti durante un girovagare estivo norvegese nelle terre del Sole di Mezzanotte… Ovvero nei dintorni di Thule…
Prima parte…:

Agosto 2008…
Oslo?
Ancora? Di nuovo in Norvegia? – si chiederà chi abbia letto Impressioni di Viaggio in Scandinavia, ovvero il resoconto del vagare dello scrivente per quella terra nel corso dell’Agosto 2007… Sì, ancora in Norvegia…
E perché ancora lassù?
Beh… Perché forse qui si potrebbe trovare il Golden Syrup!…
Il Golden che?!?…

Okay, andiamo con ordine – un ordine “latitudinale”, direi…
Ritornare a Oslo è sempre un piacere, nonostante ogni volta trovo qualcuno che ritiene la città “non bella”, “deludente”… Sindrome da megalopoli post-industriale, ritengo: certo, Oslo è molto più simile ad un vastissimo sobborgo residenziale signorile, il vero e proprio “centro”, inteso nel senso più classico del termine – palazzoni, grattacieli, strade trafficate, eccetera – è limitato a solo qualche isolato intorno alla stazione ferroviaria, i condomini da tipica periferia cittadina si possono contare sulle dita delle mani (e peraltro, essendo comunque immersi nel verde, non rattristano certo come le grigie periferie nostrane), per di più i lavori di interramento sotterraneo e sottomarino dell’intero traffico veicolare cittadino, di cui già vi scrivevo lo scorso anno, stanno continuando, per cui entro due o tre anni il centro città si trasformerà in una gigantesca isola pedonale, perdendo ancor più le più ordinarie caratteristiche di città contemporanea, pure capitale di una nazione… Embè? Vi pare che abbia scritto di cose deprecabili?… Naturalmente Olso non è Tokio o Mumbay, ha solo 900 mila abitanti comprendendo pure i sobborghi, e comunque è una delle città più a misura d’uomo che abbia mai visitato, ordinata urbanisticamente e architettonicamente, priva di caos, capace di mettere a proprio agio anche il visitatore che vi sia appena giunto… Non ha grandi attrazioni tipicamente turistiche (intendo palazzi, cattedrali, vestigia storiche…), ma possiede un’atmosfera che pare voler mantenere in sé un poco ancora di continentalità europea, nel frattempo donando già ampie suggestioni specificatamente nordiche; e salire verso Holmenkollen, osservare il panorama della città affacciata sul fiordo ricolmo di isole d’ogni taglia e circondata da foreste (Erlend Loe, nel suo romanzo Doppler, dimostra come ad Oslo ci si possa sentire immersi nella natura selvaggia pur restando a 300 metri dalle vie cittadine…) regala un’armonia e un senso di urbanità che difficilmente altrove si può ritrovare, quanto meno in una città capitale di uno stato – urbanità che infine si può anche riportare su livelli più pratici e goderecci con un buon pranzo in uno dei tanti ristoranti di Aker Brygge, in riva al mare e affacciati sul porto di Oslo…
Peccato, è già ora di ripartire, ma ve lo anticipavo, questo viaggio segue un ordine “latitudinale”: Oslo, così a Nord, è assai a Sud rispetto alla rotta da seguire, e dunque è il momento di fare un balzo aereo oltre il 66˚ 33′ 38″ di latitudine, cioè oltre il circolo polare artico…

La porta del circolo polare artico, per lo scrivente, è Bodø, peraltro anche “porta delle Lofoten” dacché le principali linee di traghetto per tali isole partono proprio dal porto della città, piuttosto anonima – suo malgrado, visto che venne sostanzialmente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, quando fu rasa al suolo dalle truppe tedesche (sorte piuttosto diffusa tra molte delle località norvegesi oltre il circolo polare artico) – ma di contro inserita in un contesto naturale, e in un’atmosfera, già da profondo Nord… E nonostante le sue case e i suoi edifici anonimi, appunto, e sostanzialmente simili l’uno all’altro, nonostante il suo centro commerciale che in pratica raggruppa tutti i negozi cittadini e tenta, sotto le sue coperture in vetro, di ricreare un atmosfera più “meridionale”, noto alcuni ristoranti e locali pubblici dal design alquanto raffinato, cosa che, dalle nostre parti, è ritrovabile solo in una grande e modaiola città (beh, la Scandinavia è la patria del design contemporaneo, e anche a tali latitudini evidentemente lo vogliono rivendicare, forse pure come elemento di diversità dal paesaggio cittadino!); peraltro l’hotel nel quale si alloggia, 13 piani fuori terra, è di gran lunga l’edificio più alto della città, e all’ultimo dei piani possiede un bar panoramico che regala una veduta a 360° gradi della zona, quasi a voler “saltare” con tale visione lunga la città e giungere direttamente ai suoi orizzonti, disegnati da un lato dall’oceano perennemente animato dalla Corrente del Golfo e dall’altro da maestosi picchi montuosi in certi casi ancora innevati, contrafforti ormai prossimi dello Svartisen, la seconda calotta glaciale in ordine di grandezza della Norvegia… Ma intanto, meraviglia suprema, il cielo a ponente ci regala un tramonto da kolossal hollywoodiano, tinto da ogni immaginabile sfumatura di rosso, giallo, indaco, violetto… Rosso di sera, bel tempo si spera: vale anche qui al circolo polare artico?

No, non vale!…
Pioviggina, nubi grigie “tappano” il cielo e offuscano l’orizzonte, anche il traghetto per le isole Lofoten pare contrariato per tale meteo e ce lo dimostra agitandosi non poco tra le onde, dacché l’assenza di cielo sereno e di luce solare purtroppo mitiga molto la sfavillante magia policromatica che le Lofoten sanno regalare come forse nessun altro posto al mondo, e che in quanto a fama in un certo senso viene dimostrata anche dalla variegata folla a bordo: turisti delle più disparate nazionalità, motociclisti, camperisti, ciclisti, saccopelisti e vagabondi d’ogni sorta, tutti in qualche modo con in viso un certo fremito fanciullesco, da bambini che stanno per entrare in un meraviglioso e ambito luna park, o comunque in un luogo da tempo agognato… E nonostante tutto, se certamente le Lofoten danno il meglio con una meteo favorevole, è da ammettere che pure questo tempo uggioso, pioggerellante, con le nubi come matasse lanose che si avvolgono attorni ai vertiginosi picchi montuosi o che otturano i valloni glaciali per qualche minuto per poi dissolversi o cambiare repentinamente forma e consistenza, come tanti sipari teatrali su palcoscenici sempre diversi, comunque dona ai luoghi un proprio particolare fascino, meno “gioioso” e inebriante e più misterioso, arcano ma senza essere inquietante… Il traghetto attracca a Moskenes, quindi si scende verso Å, ultimo villaggio delle isole e dunque chiamato con l’ultima lettera dell’alfabeto (spiritosi i norvegesi, e ben strano il loro alfabeto, nel quale un piccolo anello diacritico trasforma la prima lettera dell’alfabeto nell’ultima… Ve la immaginate, da noi, una città che si chiama “Z”?!?): Å, più che un vero e proprio luogo residenziale, è una sorta di museo a cielo aperto, e non si capisce bene la differenza tra le Rorbu (le tipiche case dei pescatori locali) dedicate ad esposizioni museali e quelle ove effettivamente qualcuno ci abita… Dopo un variegato e lauto pranzo a base di eccezionale pesce (salmone über alles!) si prende a salire lungo la strada costiera, tra isole, penisole, istmi uniti da ponti a schiena d’asino, gallerie di superficie e sottomarine, passando per luoghi affascinanti come Reine (probabilmente il panorama più bello e fotografato delle Lofoten), Henningsvær, Leknes e molti altri dai nomi più osticamente pronunciabili e memorizzabili (ma per tutti l’impronunciabilità del nome è inversamente proporzionale alla loro bellezza), fino a Svolvær, la “capitale” delle isole (più di 4.000 abitanti, praticamente una metropoli, per qui!), raccolta tra la baia del porto e i picchi montuosi appena alle spalle… Una passeggiata serale nella bellissima, soffusa luce cerulea che avvolge le tranquille vie della città, con unici suoni a rompere la quiete altrimenti generale quelli delle onde placide contro i moli del porto e il borbottio di qualche imbarcazione in entrata o uscita da esso, rivelano in maniera chiara tutta la soavità del luogo, e il perché vengano scelte, le Lofoten, da molti artisti e intellettuali – e anche da gente comune – come un buen retiro “definitivo” per sentirsi veramente distanti dalle cose ordinarie del “solito” mondo contemporaneo…

L’intraprendenza ingegneristica dello stato norvegese, la cui opulenza economica consente di realizzare progetti che sarebbero utopici per quasi tutti gli altri stati terrestri, si è permessa di “riattaccare” alla terraferma le isole Lofoten (e le “sorelle” Vesterålen, belle quasi quanto le prime ma meno visitate dal turismo) grazie all’apertura, dal Dicembre 2007, della nuova strada Lofast: più di 150 km. di ponti e tunnel con i quali la Norvegia pare voler rivendicare la “proprietà” delle suddette isole ovvero per smorzare la vivida impressione che siano un mondo a sé rispetto alla parte continentale (insomma, come a dir loro: ehi, certo, siete bellissime, ma non montatevi troppo la testa!)… In ogni caso, va da sé che se la strada, sostituendo il traghetto, ha tolto un poco di fascino al viaggio verso le Lofoten, regala di contro lungo il suo percorso scorci panoramici mozzafiato, che cambiano ad ogni curva, ad ogni superamento di ponte o ad ogni uscita di tunnel… Il cielo si mantiene imbronciato, il che nuovamente adombra i colori ma elargisce gran quantità di fascino e mistero al paesaggio, che non potrebbe essere più mitologicamente iperboreo di così… Si lascia Narvik sulla destra, si fa pausa in un minuscolo villaggio ove sono più le caffetterie delle case (i norvegesi bevono litri e litri di “caffè”, cioè di quella bevanda che loro chiamano in tale maniera e che ovviamente è assai differente dal nostro caffè: i primi giorni schifa abbastanza, ma devo dire che, abituandocisi, non è peggio di altri caffè-brodaglia che si possono provare in giro per il mondo…) e dunque si punta verso Tromsø, la capitale dell’Artico, la città norvegese più importante oltre il circolo polare (ha più di 60.000 abitanti), e nota a molti per detenere il soprannome di “Parigi del Nord”! Beh, è un soprannome forse pomposo ma nemmeno così esagerato: la città è veramente bella, raccolta per sua gran parte sull’isola di Tromsøya piazzata proprio in mezzo al proprio fiordo e unita alla terraferma da lunghi e scenografici ponti; è assai animata, popolata da tanti giovani essendo sede universitaria (l’università più a Nord del mondo!), e le vie pedonali del centro, sulle quali si affacciano negozi e pub a dozzine, regalano un’impressione urbana propria di latitudini ben più meridionali… Insomma, ci si potrebbe tranquillamente dimenticare di essere già molte centinaia di chilometri oltre il circolo polare artico, ma cordialmente una gigantografia posta nella hall dell’hotel nel quale si alloggia riporta il tutto alla propria effettiva realtà: riprende Tromsø in veste invernale, adagiata sulla propria isola imbiancata e contornata dal blu profondo delle acque del fiordo, e tutto intorno un orizzonte infinito di cime montuose ghiacciate sotto un cielo color acciaio, dalle quali, se nella foto non si vedesse la città, si potrebbe dire di essere di fronte ad un paesaggio antartico… Si visita la celebre Cattedrale dell’Artico, chiesa le cui forme ricordano quelle di un iceberg e monumento principale della città (anche se molti turisti non dimenticano certo di fare un salto al birrificio Mack, ovviamente il più a Nord del mondo, ove a quanto pare offrono ai visitatori boccali di birra a profusione!) anche se poi l’attenzione è attratta dalla biblioteca cittadina, una bellissima cupola di vetro estremamente funzionale e ricca di volumi, il che dimostra bene come la Norvegia abbia a cuore la dimensione culturale per la propria società… Le vetrate mostrano a chi è in strada i libri e i lettori dentro l’edificio e a chi è dentro la vita quotidiana al di fuori, in una sorta di correlazione visiva che congiunge i due ambienti apparentemente così diversi (anche solo per il silenzio e la tranquillità interni e i rumori del traffico e del vociare esterni) e ne mesce le peculiarità principali, così facendo della biblioteca una presenza “solida” e fondamentale nella quotidianità cittadina. In tal modo i libri sono parte della città e la città è fatta anche di libri: un bellissimo e concreto esempio di cultura diffusa, da imitare assolutamente (soprattutto alle nostre latitudini…).

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PROMEMORIA…:


Premi Letterari Nazionali “Versi di Oggi” e “Libro d’Oro” 2008, Modica: clicca sull’immagine per scaricare i bandi di concorso.

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Galleria BRERA1, Corbetta: dal 27/09 al 07/11 “BERLIN80 – I Nuovi Selvaggi”


H. Middendorf

GALLERIA BRERA1, Via Brera 1, Corbetta (Milano)
dal 27 Settembre al 7 Novembre 2008:
BERLIN80 “I Nuovi Selvaggi”
opere di: H. Middendorf, R. Fetting, W. Dahn, J.G. Dokoupil, B. Zimmer, L. Castelli
Inaugurazione sabato 27 Settembre 2008 ore 18.00

Dopo il lungo periodo di assoluta predominanza della ricerca concettuale e delle sperimentazioni artistiche, alla fine degli anni ’70, si fa largo un potente e tangibile bisogno di ritornare un “passo indietro”, per riappropriarsi di tele, colori e pennelli.
E’ interessante notare come questa necessità irrompa simultaneamente in quasi tutto il mondo dell’arte occidentale: in Germania con i “Nuovi Selvaggi”, in Italia con la “Transavanguardia” (Cucchi, Chia, Clemente, Paladino e De Maria), negli Stati Uniti con Julian Schnabel e David Salle, in Spagna con Miguel Barcelo, in Francia con Charles Blais e Robert Combas, in Portogallo con Juliao Sarmento e in Svizzera con Martin Disler.
Il caso della Germania rimane comunque di particolare interesse.
Diversamente dai nostrani “Transavanguardisti”, raggruppati e sostenuti dal critico Achille Bonito Oliva, i “Nuovi Selvaggi” hanno intrapreso un percorso indipendente ed inizialmente sommerso nel vivissimo underground berlinese di quegli anni.
Helmut Middendorf, Rainer Fetting e Salomè, giovanissimi allievi di K. H. Hodicke, aprono la celebre Galleria autogestita della Moritzplatz. A loro si uniscono Berndt Zimmer, Luciano Castelli, Walter Dahn, Jiri George Dokoupil e Peter Bommels, contribuendo alla crescita culturale di una Berlino che oggi è diventata il punto di riferimento per gli artisti di tutto il mondo.
Un altro motivo di assoluto interesse sono i temi trattati dai “Selvaggi” : la vita notturna, i paesaggi urbani, i concerti rock e punk, gli interni e tutto ciò che riguarda il uotidiano “ordinario” di vita vissuta. Sono proprio questi soggetti a dare una chiave di lettura assolutamente moderna al modo “espressionista” e ad influenzare una parte consistente degli artisti delle nuove generazioni.
Anche il colore ed il pennello vengono “usati” con un nuovo slancio e diventano strumenti più vivi per esprimere l’inconscio. Il pennello è manipolato con la stessa violenza di una chitarra ad un concerto punk, mentre i colori diventano accesi e dissonanti proprio come lo sono le note di questo genere musicale.
Il successo di questa nuova tendenza è immediato e dirompente. Con la mostra “Heftige Malerei” (Pittura violenta), tenutasi alla Haus am Waldsee di Berlino nel 1980, i “Nuovi Selvaggi” hanno un consenso immediato da parte di critica e pubblico ed i lavori esposti vengono subito accostati a quelli degli espressionisti di inizio secolo (soprattutto a Kirchner e Heckel ).
New York, indiscusso centro focale delle avanguardie artistiche di quegli anni, apre le sue porte a questi artisti che, ancora giovanissimi, vengono invitati ad esporre nelle più prestigiose gallerie private e pubbliche.

Scarica QUI il volantino dell’evento in pdf
Per ogni ulteriore informazione: www.galleriabrera1.com

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P.S. (promemoria scriptum !):


25/28 Settembre 2008
Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Maranello, Marano sul Panaro.
(clicca sull’immagine per entrare nel sito dell’evento)

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Colette Atelier d’Arte, Lecco: fino all’11 Ottobre, l'”omaggio alla luce” di Barbara Giorgis

Lecco – dal 13 Settembre all’11 Ottobre 2008
Barbara Giorgis
a cura di Arsprima

L’artista sviluppa un spazio dalla luce calda e intima, con l’installazione di nove light box, che hanno come tema dell’identità femminile, facendo uso di tecniche moderne e nello stesso tempo avvalendosi del disegno per trasformare l’opera in un eternità spazio temporale”

Arsprima organizza il secondo omaggio alla luce del 2008, con la mostra di Barbara Giorgis, a Lecco.
L’artista sviluppa un spazio dalla luce calda e intima, con l’installazione di nove light box, che hanno come tema dell’identità femminile, facendo uso di tecniche moderne e nello stesso tempo avvalendosi del disegno per trasformare l’opera in un eternità spazio temporale.
I disegni contenuti nelle light box, attraverso luci ed ombre si intrecciano a mondi surreali e floreali e rappresentano donne senza tempo in una fantasia visionaria ed evanescente di ispirazione spirituale, dedicate a una luce interiore che possa ricordare l’energia divina e nello stesso tempo una passionale fede nell’amore.
Arsprima, che ha realizzato questa mostra, è un associazione culturale per le arti contemporanee che intende sostenere quei giovani esponenti di arti figurative che nel proprio lavoro coniugano la tradizione e l’innovazione (in questo caso la Giorgis propone le light box, figlie di un linguaggio contemporaneo insieme al disegno, pratica di antica memoria) artisti che propongono nuovi linguaggi, inediti modi di visione della realtà, senza rinunciare all’armonia e alla bellezza dell’arte classica.
Nel 2008 è nata anche una collana editoriale dedicata alle giovani proposte dal nome OR NOT. L’associazione è presieduta da Cristina Artese, da sempre sostenitrice delle arti e collezionista di opere di arte contemporanea.

Infos e luogo:
Colette Atelier d’Arte
Vicolo Amilcare Airoldi 13/15, 23900 Lecco
Tel. +39.0341.284140, fax +39.0341.284140
colettearte@alice.it
www.colettearte.com
orario: da Martedì a Venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00, Sabato dalle 15.30 alle 18.30
Per contattare l’associazione Arsprima: info@arsprima.it, www.arsprima.it

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P.S. (promemoria scriptum !):


25/28 Settembre 2008
Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Maranello, Marano sul Panaro.
(clicca sull’immagine per entrare nel sito dell’evento)

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Evvivanoè Esposizioni d’Arte, Cherasco: dal 24/09 al 05/10 “Loneliness?”, bi-personale di Gianfranco Galizio + Franco Fausone

Evvivanoè Esposizioni d’Arte, Cherasco (Cuneo)
Dal 24 Settembre al 5 Ottobre 2008
LONELINESS?
Gianfranco GalizioFranco Fausone


Franco Fausone, “airport”, 2008


Gianfranco Galizio, “anonimo percorso”, 2008

Evvivanoè celebra la “giornata nazionale del contemporaneo”, promossa dall’a.m.a.c.i. sabato 4 Ottobre 2008, ospitando dal 24 settembre al 5 ottobre un allestimento dal titolo “Loneliness?” (solitudine?), con opere dei pittori Franco Fausone e Gianfranco Galizio.
Entrambi gli artisti – insieme a Coco Cano e Vittorio Vecchi – saranno protagonisti a Novembre della mostra dedicata all’arte contemporanea italiana che evvivanoè organizza in Olanda, nella galleria “De Auw Sjoekelaatfabriek” di Gulpen (Maastricht).
Per tutto il mese di Ottobre, intanto, l’arte della pittrice olandese Marjon Bessems è esposta nell’osteria “La Torre” di Cherasco, sempre a cura di Evvivanoè.

Orario di apertura: 16-19 dal mercoledì alla domenica, altri orari su appuntamento.
Ogni altra infos su www.evvivanoe.it e sul blog ufficiale di evvivanoè http://evvivanoe.blogspot.com/

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Venerdì 26 Settembre, ore 21.00
La fabbrica del falso
Strategie della menzogna nella politica contemporanea

(Derive Approdi)
un libro di Vladimiro Giacché
ne parlerà con l’autore Franco Berardi “Bifo”
(clicca sul logo di Modo Infoshop per i dettagli sull’evento)

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Marco Bosonetto, “Requiem per un’Adolescenza Prolungata”

Ritorno a “bussare alla porta” di casa (editrice) Meridiano Zero, e dopo Claudio Morici questa volta mi “risponde” Marco Bosonetto, con il suo Requiem per un’Adolescenza Prolungata, romanzo agile e breve (116 pagine di testo effettive), del genere da leggersi tutto d’un fiato in un pomeriggio, o durante un viaggio aereo e comunque, così facendo, credo cogliendone meglio le sue più apprezzabili peculiarità… In Requiem… Bosonetto compone un originale biasimo della categoria dei bamboccioni, resa celebre dall’ex-ministro Tommaso Padoa Schioppa (sarei curioso di sapere se l’idea del romanzo a Bosonetto sia venuta dopo le affermazioni pubbliche dell’ex-ministro, o se fosse precedente…), personificata nel protagonista della storia, Candido Neve, il quale, in un ipotetico prossimo anno 2013, si trova ad aver a che fare con la CSAP, “Campagna per lo Sradicamento dell’Adolescenza Prolungata”, ovvero la soluzione finale al problema degli ultra-trentenni ancora nascosti sotto la gonna di mammà messa in atto dal governo di turno: buttato fuori casa da un agente tanto gentile quanto inflessibile, allontanato dall’accogliente grembo familiare, senza sapere che fare dacché incapace di saper fare qualcosa, visto che fino a quel momento a tutto hanno pensato i genitori… La storia si regge sostanzialmente su due basi, due trovate che la delimitano nettamente in principio e nel finale e ne determinano la narrazione: l’una, come detto, la CSAP, l’altra, la passione del protagonista per la letteratura russa e in particolare per il romanzo di Bulgakov Il Maestro e Margherita, grazie alla quale Candido Neve troverà una specie di “via di fuga” dalla situazione cadutagli addosso ovvero un motivo di scuotimento dal torpore nel quale è vissuto fino a quel momento e di riscossa verso un futuro più a schiena diritta… Peraltro, il finale del romanzo, in effetti suggestivo e simpatico, serve da riscossa anche al romanzo stesso, che a mio parere si fissa un po’ troppo sull’idea principale alla base della storia (la CSAP, appunto, e il suo effetto su Candido Neve) e, nella parte centrale, sembra stentare nel prendere una direzione letteraria che lo possa in qualche modo contraddistinguere: secondo me troppo statico, troppo “leggero” negli accadimenti, i quali solo verso il finale, come detto, prendono un più intrigante ritmo e tratteggiano una scena narrativa più avvincente, dunque più stimolante per la lettura… Lo stesso finale, in ogni caso, non lo è nettamente, ovvero non conclude la storia in sé per come si è dipanata nel corso del romanzo, ma semmai ne produce una “svolta”, ed è lo stesso autore a minacciare (lo scrive lui), in ultima pagina: la storia di Candido Neve non finisce qui… Da rimarcare invece è che Requiem… si mantiene ben scritto lungo tutte le sue pagine, con uno stile semplice, sempre comprensibile e mai in qualche modo rozzo, da letteratura mainstream atta a sorprendere con – ad esempio – volgarità gratuite o altro del genere, e personalmente ritengo sempre una tale caratteristica alquanto importante e positiva, nella scrittura odierna.
Una lettura gradevole, insomma, ma che poteva anche “osare” qualcosa di più, che poteva essere più rimarchevole, più memorabile per il suo lettore, nonostante – ribadisco – le buone intuizioni e certe manifeste piacevoli peculiarità… Da consigliare? Certo, dacché per chiunque leggerà questo mio personale, ripeto, personale giudizio, soltanto la lettura di Requiem… potrà dare ad esso l’assenso, o di contro far che se ne possa essere poco o tanto dissenzienti… Lode, comunque, a Meridiano Zero, casa editrice padovana dinamica e intraprendente, con un catalogo veramente mooolto interessante e originale, alla cui porta penso proprio “busserò” ancora…

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Ultime news da Fabiano Ventura – MacroMicro

…Mostre fotografiche, workshop di fotografia e slideshow, informazioni su nuove pubblicazioni e su nuovi reportage, e in generale notizie sulle attività di Fabiano Ventura, il fotografo di montagna e d’avventura che Cronache da Thule ospita sempre con piacere…:

Slideshow “Orizzonti Verticali” al Photokina
In occasione della Photokina 2008, la fiera internazionale di fotografia a Colonia – Germania, martedì 23 settembre e mercoledì 24 alle ore 12:00 e alle ore 16:00, sarà presentato lo slideshow “Orizzonti Verticali” presso lo stand della Lowepro / Daymen.
Per maggiori informazioni visitare il seguente link: www.photokina.de

Workshop 2008/2009
Per la stagione 2008/2009 Macromicro Studio organizza nuovi workshop con le seguenti date:
Workshop di fotografia “Paesaggi notturni”
7 ed 8 novembre 2008 (sul campo), 5 e 15 novembre 2008 (in studio)
Workshop in Algeria
dal 26 dicembre 2008 al 5 gennaio 2009
Workshop in Islanda
dal 1 all’8 marzo 2009
A breve saranno on line sul sito web i programmi dettagliati.
Le fotografie più belle realizzate dai partecipanti saranno premiate con zaini e marsupi Lowepro. Grazie a Nital S.p.A. saranno a disposizione per i partecipanti ai workshop attrezzature professionali Nikon.

Pubblicazioni
Pubblicazione di alcune fotografie d’arrampicata per il libro autobiografico di Ines Papert “Nel ghiaccio”, ed. Corbaccio: vedi la pubblicazione
Pubblicazione delle fotografie a corredo dell’articolo “Una regione ai margini dell’ecumene: l’Islanda” di Vincenzo Cangiano sulla rivista dell’Istituto Geografico Militare “l’Universo”: vedi la pubblicazione

Per ogni altra informazione e dettagli: www.fabianoventura.it

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